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giovedì, Luglio 7, 2022
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Da ‘maggiordomo’ di Cosimo a scissionista dei Di Lauro, la giravolta di Lello Amato


Negli anni tanti collaboratori di giustizia hanno parlato dello scoppio della prima faida di Scampia. E’ difficile ricostruire l’esatta genesi di un violento scontro armato che avrebbe messo in pericolo gli affari dei clan dell’area nord di Napoli, ben consci della reazione dello Stato dopo gli omicidi e i raid armati.

Durante la trasmissione Un giorno in pretura sono stati mandati in onda alcuni brani dell’interrogatorio di Maurizio Prestieri. Collegato in videoconferenza il pentito pose l’accento sul vero motivo che sarebbe stato alla base dello scoppio della guerra di camorra combattuta tra i Di Lauro e gli Scissionisti. Il capoclan Paolo quando divenne latitante decise per la legge del figlio più grande, ovvero doveva comandare sempre il maggiore dei figli.

Dunque lo scettro passò a Cosimino, però, privo della gavetta criminale necessaria e del carisma di Paolo, inoltre trattava gli storici alleati del padre come sottoposti. “Raffaele Amato faceva anche da maggiordomo a Cosimo, se gli diceva di sparare lo faceva. Se gli diceva di comprare un pezzo di pane lo comprava ma Cosimo era troppo arrogante quindi Amato decise di andarsene e di fare una scissione pacifica che poi diventò sanguinaria dopo che fece alleanza con Abbinante-Abete e Pariante“, raccontò Prestieri.

L’ATTEGGIAMENTO DI PAOLO DI LAURO VERSO IL FIGLIO COSIMO E RAFFAELE AMATO

Il collaboratore di giustizia, ex colonello del clan di Miezz’ all’Arco, ha raccontato il legame tra il padrino secondiglianese e il capo degli Spagnoli prima dello scoppio della faida: “Paolo Di Lauro era cordiale con Raffaele Amato mentre non si comportava alla stessa maniera il figlio Cosimo, che prese il suo posto senza aver fatto la gavetta nel mondo della camorra. Perciò scoppiò la faida, non per motivi economici nella gestione dei traffici di droga: Amato, che voleva molto bene alla famiglia Di Lauro, lasciò l’Italia perché non voleva fare la guerra con loro nonostante non sopportasse quel comportamento e andò in Spagna a trafficare droga. Era ricco e sarebbe potuto restare sempre là, senza più tornare a Napoli. Ma quando il clan Di Lauro attaccò i suoi amici, ruppe gli indugi e tornò“.

I DUE GENERALI DELLA FAIDA

Dunque vengono indicati come i due ‘generali’ della faida del 2004: da una parte il primogenito dei milionari e dall’altro uno degli uomini più fedeli di Ciruzzo ‘o Milionario. Di quella scelta ormai si sa tutto: il desiderio di Cosimo di metter a libro paga i colonnelli del padre, la gestione della cosca che non piaceva alle vecchie leve e le accuse degli ammanchi nelle casse del gruppo scatenarono la guerra. Non bisogna tralasciare il desiderio di svecchiare l’organigramma del clan da parte di Cosimino che voleva attorno a sé persone che la pensavano come lui, giovani violenti e affamati di potere.

L’ODIO SCOPPIO’ PER UN SOPRANNOME

Fu in quella fase immediatamente precedente al duplice omicidio Montanino-Salierno che Cosimo affibbiò a Lello Amato, nel frattempo riparato in Spagna insieme ai suoi fedelissimi tra cui Cesare Pagano, il soprannome di ‘a vecchiarella‘. Un nomignolo dato quasi a ribadire la sua volontà di far spazio alle giovani leve pensionando quelli che fino ad allora avevano costituito l’ossatura del clan Di Lauro.

Il casus belli arrivò da un carico di droga trasportato su un camion rosso di una società che gestiva una delle discariche di Napoli nord. A bordo c’erano tre tonnellate di hashish nascoste che Amato aveva il compito di smistare alle piazze della droga ma i guadagni di quella partita sparirono: fu la dichiarazione di guerra dei melitesi al giovane Cosimo.

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Alessandro Caracciolo
Alessandro Caracciolo
Redattore del giornale online Internapoli.it. Iscritto all’albo dei giornalisti pubblicisti dal 2013.
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