Faide e vendette tra i clan Moccia e Pezzella: svelati gli autori di 2 omicidi

Faide e vendette tra i clan Moccia e Pezzella: svelati gli autori di 2 omicidi
Faide e vendette tra i clan Moccia e Pezzella: svelati gli autori di 2 omicidi

Due ordinanze per due omicidi svelati grazie alla ricostruzione del pentito del clan Moccia Michele Puzio. E’ stata fatta luce sugli agguati a carico di Immacolata Capone, uccisa a Sant’Antimo, e Aniello Ambrosio, ammazzato a Grumo Nevano.

Le indagini sugli omicidi

I carabinieri del ROS di Napoli e del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna e gli agenti della Polizia di Stato della Squadra  Mobile di Napoli hanno eseguito due ordinanze. I provvedimenti emessi nell’ambito delle indagini svolte dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, dal GIP del Tribunale di Napoli.

L’agguato a Immacolata Capone

Una prima ordinanza costituisce l’omicidio di Capone Immacolata, avvenuto Sant’Antimo il 17 marzo 2004. La vittima, all’epoca, svolgeva l’attività di imprenditrice nel campo del movimento terra nei comuni di Casoria ed Afragola. Puzio ha confessato la sua partecipazione al delitto, anche ammettendo di avere indossato il cappellino rinvenuto sul luogo del delitto e sul quale erano state rinvenute tracce del suo DNA. Inoltre Puzio ha altresì ammesso – come pure era parzialmente emerso nel corso delle indagini – di aver confezionato un falso alibi.

Secondo gli inquirenti avrebbe indotto la formazione di un verbale di contravvenzione per violazione al Codice della Strada che lo collocava per il giorno e l’ora dell’omicidio in un luogo diverso dalla scena del crimine. Il giudice ha ritenuto l’esistenza dei gravi indizi di colpevolezza, per il concorso materiale o morale nell’omicidio, nei confronti di altri appartenenti apicali del clan Moccia. Si tratta di Filippo Iazzetta, Francesco Favella e Giuseppe Angelino. 

Il movente dell’omicidio eseguito dal clan Moccia

Dalle ulteriori indagini è risultato confermato il movente nella volontà del clan Moccia di “punire” la donna. Era ritenuta mandante dell’omicidio del marito Giorgio Salierno, a sua volta fiduciario dei vertici dell’organizzazione. Il delitto eseguito per impedire il rafforzamento dei legami economici fra l’attività imprenditoriale facente capo alla Capone e clan diversi dal clan Moccia

L’omicidio di Mario Pezzella

Altra vicenda omicidiaria, poi, oggetto della ordinanza è l’omicidio ai danni di Mario Pezzella, fratello di Francesco Pezzella detto pane e ran. I fatti risalgono al 17 gennaio 2005 a Cardito. Per questo omicidio sono alla sbarra Angelino Giuseppe, Petillo Andrea, La Montagna Domenico ed i collaboratori di giustizia Di Domenico Marcello e Roberto Fermo. Tutti già condannati per questo delitto. In virtù delle dichiarazioni rese da Michele Puzio, a suo tempo processato ed assolto per quell’omicidio, sono emersi gravi indizi di colpevolezza a carico di Filippo Iazzetta. Quest’ultimo sarebbe stato il mandante del delitto ed in particolare quale soggetto che aveva dato l’autorizzazione per conto del clan Moccia per l’esecuzione dello stesso.

L’omicidio di Aniello Ambrosio

La seconda ordinanza di custodia cautelare ha, invece, per oggetto l’omicidio ai danni di Aniello Ambrosio, ucciso il 21 febbraio 2014. Il suo cadavere carbonizzato fu trovato nelle campagne di Grumo Nevano all’interno di una autovettura. Due giorni prima furono rinvenuti in circostanze simili i cadaveri Vincenzo Montino e Ciro Scarpa.
Dalle indagini svolte, ed in particolare dalle dichiarazioni di collaboratori di giustizia tra i quali Antonio Attanasio, dichiaratosi autore materiale del reato e di Michele Puzio, sono emersi gravi indizi di colpevolezza nei confronti di altri soggetti. Si tratta di Francesco Pezzella quale mandante dell’omicidio e di Nicola Luongo quale compartecipe materiale. Quest’ultimo già condannato per la sua appartenenza sia al clan Moccia che al Clan Nino e per l’omicidio ai danni di Felice Napolitano commesso a Roccarainola nel 2003.

I motivi del delitto Ambrosio

Il movente sarebbe la vendetta operata da Pezzella Francesco nei confronti di Ambrosio, ritenuto un compartecipe dell’omicidio del fratello Mario.

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