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L'omicidio della Passilona

Una condanna all’ergastolo e un’altra a 4 anni e 6 mesi per l’omicidio della Passilona. Questa la sentenza emessa dalla Corte d’Assise di Napoli (III sezione) Antonella Fratello nei confronti di Antonio De Martino, il ras indicato come colonnello dei De Micco e fondatore del gruppo degli ‘XX’, per l’omicidio di Annunziata D’Amico, la ‘Passillona’ del rione Conocal di Ponticelli. Per De Martino l’accusa aveva chiesto il carcere a vita con isolamento diurno per tre anni. Nei suoi confronti il giudice ha disposto l’ergastolo. Quattro anni erano stati invece richiesti per il collaboratore di giustizia Rosario Rolletta da qualche mese passato dalla parte dello Stato. La pena è stata aumentata di 6 mesi: Rolletta ha incassato 4 anni e 6 medi di reclusione.

L’omicidio della Passilona al Conocal

L’omicidio della Passilona avvenne il 10 ottobre 2015. La D’Amico, dopo la carcerazione dei fratelli, era l’unica esponente dei “fraulella” rimasta in libertà. Non solo. Aveva preso le redini del sodalizio del rione Conocal entrando ben presto in rotta di collisione con i De Micco. Con l’ascesa di quest’ultimi i due gruppi erano entrati in contrasto e i ‘Bodo’ avevano chiesto una tangente sul traffico di stupefacenti venduti nella zona. La Passilona si era rifiutata, finendo nel mirino dei killer che iniziarono, come ricostruito dalla Procura, a studiarne le abitudini fino a colpirla a morte.

L’articolo precedente sul processo D’Amico

Al termine dell’istruttoria dibattimentale, i legali di Antonio De Martino (gli avvocati Leopoldo Perone e Stefano Sorrentino) avevano chiesto l’acquisizione dei registri del carcere dopo aver ascoltato, in qualità di testimoni la madre di De Martino Carmela Ricci e un’altra testimone, Patrizia Sorrentino. Al centro dell’esame testimoniale le dichiarazioni rilasciate dalle due donne secondo cui la mattina dell’agguato si sarebbero recati in carcere, in visita a Giuseppe De Martino, proprio la madre e il fratello Antonio insieme al figlio neonato dello stesso Giuseppe. Oltre alla ‘presenza’ del neonato, testimoniata anche da video che accerterebbero la presenza di un porta enfant nell’auto usata dal gruppo, anche quanto dichiarato dalla Ricci secondo cui il figlio le avrebbe lasciato dei soldi che la donna avrebbe poi ritirato successivamente. Si tratta di un punto evidenziato dai legali di De Martino perchè sconfesserebbero le dichiarazioni rilasciate da Rolletta circa la tempistica di preparazione del delitto e gli orari indicati nei verbali. Sarà ora discrezione della corte valutare tale materiale probatorio.

Le dichiarazioni di Rolletta

Nelle precedenti udienze Rolletta aveva spiegato che la mattina dell’agguato aveva accompagnato Antonio De Martino, la madre e un’altra donna (difeso dagli avvocati Leopoldo Perone e Stefano Sorrentino) al colloquio con il fratello detenuto a Santa Maria Capua Vetere. In quell’occasione di ritorno avrebbe ricevuto una chiamata da tale ‘Banfi’ che il pentito identifica con Flavio Salzano. Dopo questa chiamata sarebbe tornato a casa, si sarebbe vestito di nero e sarebbe salito sull’auto poi utilizzata per compiere l’agguato. In seguito in un passaggio Rolletta ha spiegato di aver incontrato Rocco Capasso (poi divenuto a sua volta collaboratore di giustizia) che gli avrebbe raccomandato di fare un ‘servizio’, cioè incendiare l’auto usata dai sicari. Tempistica che i legali di De Martino hanno duramente contestato con la richiesta di acquisizione di nuove prove.

Agguato Passilona, le contraddizioni tra Rolletta e Capasso

Il passaggio su Banfi resta fondamentale per l’omicidio della Passilona. Rolletta attribuisce quel soprannome a Salzano. Tuttavia in un altro procedimento Capasso aveva chiarito che ‘Banfi’ era il soprannome di Salvatore Solla, chiamato così per la somiglianza di quest’ultimo con il celebre attore pugliese. Particolare questo confermato da diverse informative di polizia. Solla sarà ucciso nel dicembre 2016. All’epoca del delitto D’Amico (ottobre 2015) però Solla è ristretto in carcere, verrà infatti rilasciato nell’estate dell’anno successivo. Una contraddizione tra le dichiarazione dei due pentiti su cui la difesa punterà sicuramente.

Le dichiarazioni del neo pentito sull’omicidio D’Amico

A queste dichiarazioni bisogna poi aggiungere quelle di un altro neo pentito, Salvatore Pomatico, ritenuto vicino ai De Luca Bossa di Ponticelli. Pomatico fu arrestato insieme ad un complice nel dicembre del 2019: raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per gravi indizi di colpevolezza in merito alle presente estorsioni di somme di denaro a tassi usurari annuali compresi tra il 50 e il 720% ai danni di alcuni commercianti di Cercola. Pomatico ha rilasciato dichiarazioni proprio in merito all’omicidio della D’Amico tirando in ballo proprio Rolletta. Queste le sue prime dichiarazioni fin qui inedite:«Rolletta iniziò a vantarsi di avere partecipato alle fasi finali dell’omicidio della D’Amico Annunziata».

Il racconto di Pomatico su Rolletta

«Innanzitutto evidenziava i suoi rapporti con Antonio De Martino detto XX e che l’omicidio era maturato nella guerra tra i Bodo ed il D’Amico detti fraulella per l’egemonia nel rione Conocal dí Napoli nonché in risposta al fatto che il compagno della vittima, tale Salvatore Ercolani detto Chernobil, aveva sparato a casa di Fabio Riccardi, ras dei Bodo, abitante a via nuova Caravita di Cercola. Il Rolletta indicava che uno degli autori dell’omicidio era De Martino Antonio detto XX. Durante la fuga erano stati coinvolti in un incidente stradale per cui erano stati costretti a lasciare il veicolo. L’auto in questione era una Suzuki Swift: Il Rolletta mi disse, vantandosi, che aveva personalmente recuperato l’auto che poi aveva incendiato per nascondere le tracce».

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