E’ stata fissato al 26 aprile il processo che vede alla sbarra 5 persone: tutti sono accusati, a vario titolo, di tentata estorsione ai danni di un rivenditore di moto d’acqua di Castel Volturno. Per intimorire la vittima hanno sostenuto di essere appartenenti al clan dei Casalesi per l’area domizia per conto della fazione Bidognetti.

Si tratta del 41enne Francesco Barbato, il 39enne Francesco Sagliano, entrambi di Giugliano, del 50enne Antonio Cacciapuoti di Villaricca, del 49enne Pasquale Musciarella e del 34enne Giovanni Arillo, quest’ultimi provenienti da Castel Volturno.

Collegio difensivo composto dagli avvocati Ferdinando Letizia, Alberto Mazziotti, Carmela Maisto, Luigi Poziello e Giuseppe De Gregorio. Dalle indagini constatata anche una minaccia di morte nei confronti del commerciante ed un pestaggio. Il gip del tribunale di Napoli, dott. Antonio Baldassarre, ha fissato l’udienza preliminare per i 5 soggetti, tutti attualmente in carcere. Il pm

Le indagini

Secondo quanto emerso dalle investigazioni, il gruppo criminale ha agito tra l’ultima decade di giugno e le prime settimane di luglio. Gli arrestati avevano tentato di estorcere del denaro da un imprenditore del litorale Domitio. I malviventi, in una circostanza, addirittura lo avevano percosso e minacciato tramite l’esibizione di una pistola, palesandogli al contempo l’appartenenza al Clan dei Casalesi – fazione Bidognetti. L’operazione lampo ha permesso di evitare che il tentativo di racket si concretizzasse con modalità violente.

L’attività investigativa, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, ha fatto emergere un singolare sistema delittuoso. Nel dettaglio è emerso che l’imprenditore era stato preventivamente avvicinato da Giovanni Arillo, elettricista del posto. Il 34enne, nel corso di un incontro, lo aveva chiaramente intimorito, palesandogli la presenza in quell’area territoriale di un violento gruppo criminale. “Casalesi – fazione Bidognetti” aveva fatto sapere. Nel corso dell’incontro Arillo aveva affermato, inoltre, che il gruppo era inteno a riscuotere i ratei estorsivi nelle zone di egemonia e che pertanto, di certo, si sarebbero fatti vivi anche presso l’attività dallo stesso gestita.

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