SANTOBONO
L'ospedale Santobono di Napoli.

Aggressione numero 19 al Santobono di Napoli nel 2021. A descrivere l’ennesimo episodio è l’associazione Nessuno Tocchi Ippocrate. Come riportato sulla pagina social i fatti sono avvenuti al pronto soccorso, dove è arrivata una bambina di 15 mesi con febbre alta. I medici, al momento della visita, hanno somministrato una tachipirina alla piccola. Dopo accertamenti c’è il via libera per le dimissioni con indicazioni sulla gestione a domicilio. La madre, la nonna ed un’altra parente, nel frattempo, vengono invitate a restare in attesa nel percorso Covid e più volte invitate ad allontanarsi.

L’aggressione tra i piccoli pazienti al Santobono

I familiari della piccolina insistevano, però, sulla necessità di praticare esami ematochimici (emocromo) su indicazione di un pediatra privato che la famiglia avrebbe consultato. Il pediatra, dunque, decide di entrare in contatto con il medico di turno tramite una chiamata in modalità ‘viva voce’ dal telefono della madre della piccolina e con un tono istigatorio invitava i presenti a pretendere gli approfondimenti diagnostici, da lui ritenuti necessari. Così i parenti della bambina passano all’attacco: la nonna decide di battere la mano più volte sul tavolo e fronteggiare chiunque gli passasse davanti.

L’arrivo della Polizia di Stato 

Dalle urla forti giungono in reparto anche altri colleghi accompagnati dalle guardie giurate. Pochi minuti dopo sono giunti al pronto soccorso anche diversi agenti della Polizia di Stato allertati attraverso il numero diretto antiagressioni. La madre della paziente, solo alla vista degli agenti, decide così di rifiutare il ricovero.

Le parole del direttore del Pronto Soccorso del Santobono

“E’ vergognoso che insieme alla ripresa degli accessi in PS siano riprese le aggressioni nonostante il massimo impegno e l’altissima qualità delle cure che stiamo fornendo in questo periodo di grande carico di lavoro” dice Vincenzo Tipo, Direttore del Pronto Soccorso dell’Ospedale Santobono. ”Ma è ancora più grave che un collega, o sedicente tale, abbia istigato i familiari all’aggressione. Sono stato assicurato dai vertici aziendali che verranno messe in atto tutte le misure di tutela del collega aggredito e si valuteranno le azioni legali eventuali verso gli aggressori. Così come si segnalerà all’Ordine del Medici, il medico che ha indotto i familiari ad un tale deplorevole atteggiamento.”

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