Uno scambio di persona costato la vita ad un innocente, la storia dell’omicidio Romanò

Attilio Romanò con la camorra non aveva nulla a che fare. Attilio Romanò di camorra forse aveva sentito soltanto parlare alla televisione. Eppure quel giovane così perbene morì proprio per mano della camorra per uno scambio di persona. Era l’epoca della prima faida quando i Di Lauro e gli scissionisti replicavano morto su morto nella loro guerra per il controllo dell’area nord.

La ‘vittima designata’ quel giorno doveva essere un nipote di Rosario Pariante, boss di Bacoli che faceva parte dei colonnelli che si erano ammutinati al loro boss, Paolo Di Lauro che aveva delegato le decisioni e, soprattutto la gestione del clan, al suo primogenito Cosimo. Questa mattina la Corte d’Assise d’Appello di Napoli (presidente Romano) ha sentenziato il carcere a vita per Marco Di Lauro in quanto indicato come il mandante. Per quell’omicidio già era stato condannato all’ergastolo Mario Buono detto ‘Topolino’, colui che non aveva esitato ad aprire il fuoco non rendendosi conto di avere di fronte un’altra persona.

L’omicidio aveva un movente preciso, uccidere chi in quella fase (era il 24 gennaio 2005) aveva abbandonato la ‘Casa Madre’ cioè i Di Lauro, per passare dalla parte degli Scissionisti. Il killer entrò nel negozio di telefonia di via Napoli a Capodimonte dove il 29enne Attilio Romanò lavorava, credendo di avere di fronte il titolare, Salvatore Luise, in quel momento assente. In realtà, come riferì all’epoca il gip, neppure quest’ultimo risultava essere vicino alla camorra, se non per il fatto di essere nipote di Rosario Pariante. Buono, all’epoca dei fatti, maggiorenne da pochi mesi, non ebbe alcuno scrupolo a sparare. Solo nei secondi immediatamente successivi al delitto si rese conto che aveva sbagliato tragicamente ‘obiettivo’ e fuggì: il caso volle che in quel momento si trovasse in zona una pattuglia di carabinieri che, conoscendo la vicinanza del giovane ai Di Lauro, cercò vanamente di raggiungerlo rimanendo intrappolati nel traffico. La fuga di ‘Topolino’ durò poco: fu catturato dopo qualche giorno.