«Si vestì da donna per uccidere il boss», la faida dei Quartieri raccontata dal pentito

Marco Mariano voleva chiudere una volta per tutte i conti con i Di Biasi. Il suo obiettivo era uccidere tutte le persone vicine in un modo o in un altro ai ‘Faiano’. A raccontarlo lo stesso boss dei Quartieri spagnoli in un verbale nel quale ha ripercorso le fasi più cruente della guerra che alla fine degli anni Novanta portò a diversi morti e feriti. «Tutti gli agguati  commessi in quel periodo erano tutti autorizzati da me e da mio fratelli Ciro. Non ce lo comunicavamo tutte le volte perché oramai era automatico agire appena c’era da agire». Così per mesi e mesi fino a quando la scissione dei Di Biasi prima e dei Cardillo dopo fu soffocata nel sangue. «Mi attaccarono in casa, mi difesi e ordinai una strage: tutti erano incaricati di colpire Di Biasi e i loro affiliati tra cui il gruppo di Sant’Anna di Palazzo. Capeggiato da Salvatore Cardillo che era composto all’epoca da Antonio Ranieri detto ‘Polifemo’, Giuseppe De Tommaso, Esposito Raffaele detto il ‘Pallino’, tutti e tre deceduti. Questo gruppo all’epoca era già in procinto di realizzare la scissione da noi Mariano e quindi si muoveva in competizione con gli altri gruppi facenti capo ai Mariano».

L’agguato mancato contro il boss dei Quartieri spagnoli

Assetti, retroscena che fanno da sfondo al tentato omicidio del capoclan nel settembre del 1989. «Gianfranco Di Biasi, contro il quale noi abbiamo sempre avuto contrasti, organizzò un agguato nei miei confronti travestendosi da donna. Ricordo che mi aspettò nei pressi della casa di mia madre in vico Cariati. Gianfranco Di Biasi esplose anche tre colpi al mio indirizzo. Io ero abbastanza distante ed accompagnato da miei affiliati tutti armati come veniva di solito che risposero immediatamente al fuoco e misero in fuga Di Biasi».«Dopo questo episodio ci fu la nostra risposta ed in particolare, il gruppo composto da Vincenzo Romano, Salvatore Terracciano, Ciro Napolitano. Questo gruppo subito dopo l’episodio dell’agguato nei miei confronti si recarono nella zona delle “cavaiole”, in particolare in vico Politi ed uccisero un affiliato di Di Biasi.

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