Uccisi per insubordinazione alla Scissione, chiesto l’ergastolo per i vertici degli Amato-Pagano

Ergastolo per i vertici degli Amato-Pagano, i cosiddetti Scissionisti. E’ la richiesta avanzata dal pubblico ministero Vincenza Marra per il processo di primo grado a carico di Cesare Pagano, Carmine Pagano e Oreste Sparano in relazione al duplice omicidio Maisto-Irollo (avvenuto a Melito il 18 giugno 2007) e all’omicidio di Antonio Matrullo (ammazzato a piazza Zanardelli a Secondigliano (il 26 giugno 2009). La sentenza è prevista per gennaio 2020. Ammazzati per insubordinazione a quelli che erano i vertici del gruppo che aveva sfidato e vinto la faida contro i Di Lauro. Due episodi distinti ma che, per la Procura, provano il clima di sospetto e recriminazioni reciproche attraversate dal gruppo negli anni immediatamente successivi alla prima faida, quella del 2004.

Il retroscena 

Nel primo caso l’obiettivo era quello di sbarazzarsi di un sottogruppo divenuto scomodo, quello dei Maisto di Arzano. Nel mirino dei killer con ogni probabilità vi era Alessandro Maisto, indagato per l’assassinio di uomini vicini al clan Di Lauro. Alessandro Maisto, essendo finito nel mirino delle forze dell’ordine, centellinava ogni spostamento e fu proprio la premura a salvargli la vita. Sorte diversa toccò invece a suoi fratello Marco e a Giovanni Irollo, che furono ammazzati la notte del 18 giugno 2007 in via Galileo Galilei a Melito. Per far fuori i due giovani (all’epoca dei fatti avevano rispettivamente 24 e 26 anni), i killer lasciarono sul posto oltre 50 bossoli di vario calibro. I due erano a bordo di uno scooter quando furono raggiunti dai sicari. I primi colpi furono esplosi in movimento, ma l’agguato si esaurì in due posti a diversi metri di distanza l’uno dall’altro. Il corpo di Irollo fu trovato vicino allo scooter all’esterno di un’officina meccanica. Mentre quello di Marco Maisto sotto la finestra di un appartamento a pian rialzato all’incrocio tra via Galilei e via Volta. Sul luogo dell’agguato, arrivarono parenti ed amici delle vittime, tra loro i carabinieri riconobbero ed arrestarono Alessandro Maisto – fratello di Marco, ritenuto responsabile di fatti di sangue legati al controllo delle piazze di spaccio.

L’omicidio di Antonio ‘o nan

Riguardo il terzo omicidio la ricostruzione della Procura si basa sul racconto fatto qualche anno fa dal collaboratore di giustizia Biagio Esposito:«L’omicidio di Antonio Matrullo è maturato in seguito ai troppi reclami arrivati a Cesare Pagano da parte di Gennaro Sacco che stava in buoni rapporti con il clan di Afragola cioè i Moccia. Il ‘nan’o essendo di Arzano praticava spesso quella zona dove dava fastidio a qualche affiliato ai Moccia. Cesare Pagano ci fece avvisare 6-7 volte al nano che non doveva andare a Arzano sennò faceva arrivare sempre le imbasciate dai Moccia. Alla fine il nano continuava a non ascoltare le parole di Cesare Pagano. Un giorno mi mandò a chiamare Gennaro Sacco e lì trovai persone dei Moccia dove chiedevano un appuntamento con Cesare Pagano». Anche Carmine Cerrato parlò di quell’omicidio:«O nan aveva più volte disubbidito alle direttive di Cesare Pagano mettendosi addirittura contro esponenti del clan Moccia. La goccia che fece traboccare il vaso furono delle lamentele che Matrullo fece a proposito dei guadagni della piazza delle Case dei puffi dove aveva una quota: mi dissero che aveva parlato male della nostra famiglia e per questo doveva morire».