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venerdì, Giugno 24, 2022
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Ucciso dopo la serata in discoteca, ergastolo confermato per i killer di Vincenzo Priore


Ergastolo confermato per Gianluca Annunziata e Luigi Mango, i due giovani di Miano imputati nel processo per l’omicidio di Vincenzo Priore, il ragazzo di Secondigliano ucciso nel novembre del 2012 dopo una serata in una discoteca di Sant’Antimo. Questa la decisione presa poco fa dalla Corte d’Assise d’Appello di Napoli (II sezione) che ha però escluso per i due giovani l’aggravante camorristica confermando la sentenza di primo grado. Bisognerà attendere novanta giorni per comprendere le motivazioni. Ad irrobustire il quadro accusatorio nei confronti dei due giovani di Miano le intercettazioni a carico di Pasquale Marino noto come ‘o limone, fratello di Vincenzo Brandi, un ras del clan Abete-Abbinante-Notturno.  Secondo la ricostruzione operata dalla pubblica accusa, a seguito di una banale lite avvenuta in discoteca tra esponenti del clan Licciardi e del clan Lo Russo a suon di bottigliate, i rampolli del clan Lo Russo avrebbero deciso di proseguire l’opera recandosi nella Masseria Cardone. Li scattò il raid che portò poi alla morte del giovane. L’omicidio avvenne il 15 novembre 2012, all’epoca dei fatti erano tutti giovanissimi: Quella sera nella discoteca Remake di Sant’Antimo ragazzi appartenenti alla famiglia Licciardi stavano festeggiando a dei tavoli posti al piano inferiore della discoteca. Al piano superiore c’erano altri ragazzi, legati ai Lo Russo e ad un certo punto i mianesi avrebbero iniziato a lanciare champagne di sotto provocando la reazione dei primi.

La lite in discoteca e la spedizione punitiva alla Masseria Cardone: l’omicidio di Vincenzo Priore

Ne nacque una colluttazione poi sfociata in rissa all’esterno del locale. Non finì là perchè quelli di Miano vollero vendicarsi andando a sparare addirittura nella Masseria Cardone, ‘roccaforte’ dei Licciardi. Quell’episodio, su cui all’epoca calò una cappa di omertà, ricostruito negli anni solo grazie alle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia come Antonio Accurso che ha rivelato:«Ho saputo che un ragazzo è stato ucciso da ‘uno di Miano’ ma non per una questione di camorra ma per una lite scoppiata in discoteca. Ho saputo anche che c’è stata una mediazione tra i clan nel senso che non c’è stata la risposta a questo omicidio da parte della Masseria Cardone benchè in quella discoteca ci fosse anche…..Ci fu solo un po’ di tensione visto che un ragazzo di Miano era andato a sparare nella Masseria Cardone».

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