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giovedì, Maggio 23, 2024
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Verme di 8 cm nel cervello di una donna, l’incredibile scoperta dopo le analisi

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Anche ciò che sembra più assurdo, talvolta, può trovare il modo di esistere. Questo il nuovo stato di consapevolezza di un equipe di chirurghi dopo aver operato una donna di 64 anni. Nel corso dell’operazione i medici si sono imbattuti in un verme di 8 cm che dimorava nella zona del lobo frontale della paziente. Dopo averlo estratto hanno fatto i conti con un’anomalia che non credevano esistesse.

Un verme nel cervello di una donna  

La vicenda in questione viene descritta soltanto ad oggi sulla rivista scientifica Emerging Infectious Diseases, dopo ad un anno di distanza dalla scioccante scoperta. Durante un intervento all’ospedale di Canberra, Australia, su una donna di 64 anni, l’equipe di medici capitanati dal neurochirurgo Hary Priya Bandi ha sperimentato nella sua essenza l’effetto dell’inaspettato. La donna dello Stato del Nuovo Galles aveva un verme nel cervello. A quel punto i medici hanno estratto dal lobo frontale il nematode parassita stimando le sue dimensioni a 8 cm. La donna accusava vari malesseri fisici, neurologici e psicologici. Soffriva di depressione, amnesie, febbre, vomito, diarrea ed una serie di altre disfunzioni determinate dall’infezione propagata dal parassita.

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Verme parassita: Nematode Ophidascaris robertsi

Il verme ritrovato nel cervello della donna appartiene alla specie Ophidascaris robertsi. Questo è un esemplare proprio delle zone australiane e non è velenoso. Prima d’ora non si erano mai segnalati casi del genere. Per il mondo scientifico questa è una grande scoperta in quanto l’invasione di una larva di questo verme non si era mai visualizzata neanche negli animali. Si suppone che il verme sia diventato ospite della 64enne dopo che la donna aveva ingerito, inconsapevolmente, le uova deposte su di una pianta selvatica. la presupposizione continua sostenendo che sulla verdura, una particolare specie di spinacio, ci fossero degli escrementi di pitone tappeto dove risiedeva il parassita.

Cautela per il futuro!

Oggi la 64enne gode di buona salute ma anche se il caso non si è rivelato mortale è necessario secondo gli scienziati dell’Australian National University avere maggiore consapevolezza sul rischio derivante dal contatto tra uomo e ambiente. Negli ultimi trent’anni, infatti, molte più infezioni hanno colpito gli esseri umani. Gran parte di queste malattie risultano essere trasmesse all’uomo dagli animali. Un esempio di zoonosi recente è, ad esempio, quello testimoniato dal covid. Quell’episodio, infatti, deve alimentare la consapevolezza che si dovrebbe avere per lo sfruttamento di spazi dediti agli animali che oggi l’uomo sta man mano ‘colonizzando’. Solo in questo modo il contatto uomo-natura non provocherà danni nocivi alla salute.

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