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venerdì, Maggio 20, 2022
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FIORI E BIGLIETTI PER SAVIO, MORTO INVESTITO


Sei giorni appena. Tanto è durata la parentesi di serenità in casa Napolano. Martedì l’altro la scarcerazione del capofamiglia, presunto affiliato al clan Nuvoletta di Marano. Tre giorni fa l’incidente mortale che si è portato via il primogenito Savio, 15 anni. Il ragazzo aveva appena superato un incrocio di Falcone, a Qualiano, in sella ad un ciclomotore 50 senza casco, quando è stato investito dalla Lancia Y guidata da Davide G., 21 anni. L’automobilista, che non ha mai conseguito la patente e non aveva l’assicurazione, dovrà ora rispondere di omicidio colposo. Ieri mattina, intanto, è stata eseguita l’autopsia sulla salma della giovane vittima: i medici del secondo Policlinico – alla presenza dei periti nominati dalla famiglia Napolano, assistita dagli avvocati Antonio Abet e Francesco De Pasquale – hanno accertato le cause della morte. Savio è deceduto in seguito al duplice impatto: prima contro il parabrezza dell’auto, poi con l’asfalto dove sono ancora visibili le tracce di sangue e materia celebrarle fuoriuscita.


Ancora da fissare la data e l’orario dei funerali. I genitori del ragazzo attendono il dissequestro del corpo prima dell’ultimo saluto nella chiesa di San Pasquale Baylon, a Villaricca.


A sostenere la famiglia, in queste ore, ci sono amici e parenti. Vincenzo Napolano, papà della vittima, era riuscito ad abbracciare suo figlio martedì l’altro. Un ritorno a casa inatteso. L’uomo – indicato dalla Direzione distrettuale antimafia quale fedelissimo del boss Angelo Nuvoletta e dei suoi più stretti luogotenenti – fu scarcerato dalla XII sezione del tribunale del Riesame per decorrenza dei termini di custodia cautelare. Su di lui tre capi di imputazione ed una condanna in primo grado a tredici anni e sei mesi di reclusione per associazione a delinquere di stampo camorristico.


Tredici anni, una vita per chi ha moglie e due figli (la sorella di Savio ha solo 11 anni). Il ritorno a casa di Vincenzo Napolano sorprese tutti, la settimana scorsa. A partire dal figlio 15enne, che tanto era legato al padre che non vedeva mai. La scarcerazione colse di sorpresa anche la moglie Annamaria a cui era toccato crescere i due ragazzi. Ora la donna è inconsolabile: «Ho desiderato a lungo una famiglia completa. E ora che ce l’avevo, mi è stata di nuovo portata via», ha confessato ad una parente. Un dolore enorme, il suo. Come è enorme il dolore degli amici che, fin dal pomeriggio di lunedì, hanno depositato fiori, biglietti e peluche sul luogo dell’incidente. Il pellegrinaggio non si è interrotto neanche sotto la pioggia.



UF – IL MATTINO 27 APRILE 2006

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