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domenica, Novembre 28, 2021
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Uccise il padre per difendere la madre, assolto Alex: “Era legittima difesa”


Assolto Alex Pompa, il ventenne che uccise il padre per difendere la mamma durante un litigio: il fatto non costituisce reato”. Alex Pompa, questo il nome del ragazzo di vent’anni che il 30 aprile 2020, mosso dall’esigenza di dover difendere la madre durante l’ennesimo litigio in famiglia, ha ucciso il padre a coltellate. Sono 34 i colpi sferrati con sei coltelli diversi da Alex. Il ragazzo si è autodenunciato ai carabinieri subito dopo l’omicidio.

Minacce continue alla mamma di Alex Pompa

L’operaio Giuseppe Pompa 52 anni e vittima dell’omicidio perseguitava la moglie e di risonanza quindi anche i figli, con le sue urla, la sua violenza e una gelosia eccessiva. Questo quello che viene raccontato dai due eredi e dal loro legale. L’avvocato del ragazzo ha infatti consegnato ai giudici circa 9 ore di registrazioni di quello che avveniva ogni giorno in casa. Nove ore di grida e minacce del violento padre, “Vi rendete conto che cosa ha vissuto Alex? Non poteva studiare, non poteva dormire, non poteva vivere” queste le parole dell’avvocato Strata, legale della famiglia.

Alex Pompa era ormai terrorizzato, sentiva il peso delle urla addosso, immobilizzato dalla paura soprattutto di perdere l’amata madre, come evince dai racconti del legale: “Ogni sera come lui stesso ha raccontato, si coricava solo dopo aver abbracciato a lungo sua madre temendo di risvegliarsi e non trovarla più viva.” In tribunale c’era chi sosteneva che l’uomo nonostante avesse un atteggiamento violento fosse stato punito in modo eccessivo. Il pm stesso all’inizio era molto confuso sul da farsi.

La sera del delitto

Sia Alex Pompa che suo fratello Loris erano molto preoccupati per l’incolumità della madre, e per la loro stessa vita. Quelle urla, già minacciose dall’inizio, si erano fatte sempre più forti e nell’ultimo periodo il tarlo della gelosia perseguitava l’operaio che in risposta attaccava l’innocente moglie. Pare infatti che il cinquantaduenne avesse “sviluppato” una sorta di ossessione che lo portava a pensare a delle avance di un collega alla moglie. La matrice della gelosia pare fosse una semplice mano poggiata su una spalla. Il marito il giorno del 30 aprile aveva infatti seguito e spiato la moglie a lavoro, proprio lì intravede la scena per lui incriminata. Il collega appoggia una mano sulla spalla della donna, basta questo a scatenare l’ira dell’uomo. 

Inizia quindi a inondarla di chiamate per poi attaccarla da vicino appena arrivati a casa. “Dopo averla chiamata 101 volte al telefono, non appena mia madre era rientrata a casa, lui l’aveva aggredita, sembrava indemoniato” questo il racconto dei due figli. “Pensavamo che ci avrebbe ammazzato tuttiAlex e Loris erano ormai sopraffatti dalla paura.

La difesa di Alex Pompa

La madre e il fratello Loris hanno da subito difeso Alex, raccontando la loro versione. “Era una furia. Se non ci fosse stato mio figlio non sarei qui” queste le parole di mamma Maria, “Alex ci ha salvati tutti” continua poi Loris.

All’inizio il pm Paolo Aghemo era stato “costretto a chiedere 14 anni di carcere”, perchè le norme per il codice rosso escludono la concessione di attenuanti per chi uccide un familiare. Le possibili ipotesi di sentenze erano quindi due: 14 anni di carcere o l’assoluzione. Quest’ultima poteva basarsi su due casi: assoluzione per legittima difesa o assoluzione perché il fatto non costituisce reato. La Corte d’Assise, dopo sei ore di camera di consiglio, ha deciso di assolvere Alex per il secondo caso, il fatto non costituisce reato. 

Le dichiarazioni di Alex Pompa e del fratello Loris

Alex Pompa si è mostrato ovviamente contento e sollevato dall’assoluzione, e dichiara subito dopo: “Ora avremo una vita finalmente vera, normale, come tutti i ragazzi con una madre e un fratello accanto“. Il ragazzo spiega che lui e la sua famiglia sono sempre stati fiduciosi: “abbiamo sempre confidato nella giustizia e abbiamo sentito davvero il supporto di tutti nonostante tanti momenti duri“. Finalmente sereno il ventenne racconta: “La prima cosa che faremo è andare a casa e abbracciarci, è stata una giornata pesante. Questa è giustizia, abbiamo vinto noi” lo seguono le parole di Loris: “Abbiamo visto la morte in faccia, Alex ci ha salvato la vita“.

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