Crisi economica da coronavirus, Putin impone la tassa sui ricchi

Il presidente Vladimir Putin ha chiesto l’imposizione di una tassa del 15% sui capitali che dalla Russia vengono esportati all’estero nonché l’introduzione di una tassa del 13% (equiparata dunque a quelle sul reddito) sugli interessi generati da investimenti finanziari (ma solo se il capitale investito è superiore a 1 milione di rubli, ovvero circa 12 mila euro al cambio attuale). I proventi verranno utilizzati per finanziare le misure sociali anti-crisi. In pratica si tratta di una tassa sugli oligarchi e sulla classe più abbiente russa.

Una tassa sui conti all’estero degli oligarchi. E’ quanto propone Vladimir Putin per chiedere per via fiscale un contributo ai più abbienti in tempi di crisi economica da coronavirus.
“Propongo per i cittadini con conti o investimenti in titoli oltre un milione di rubli una tassa sugli interessi nell’ordine del 13%”, ha detto il presidente russo durante il suo discorso alla nazione dedicato alle misure da prendere per contenere la pandemia e le sue conseguenze sull’economia. “Per chi porta fuori i suoi guadagni sotto forma di dividendi da conti all’estero, bisogna prevedere una tassa su questi dividendi del 15%”. Una novità, ha aggiunto, che “naturalmente richiederà correzioni ai nostri accordi per evitare la doppia tassazione con alcuni Paesi”. In caso di mancato accordo, ha aggiunto, la Russia “uscirà da questi accordi e procederà in modo unilaterale”. Si comincerà da quei Paesi, ha aggiunto, “attraverso i quali passano considerevoli risorse di origine russa, una questione molto sensibile per noi”.