Da ‘Vita Violenta’ a ‘Bene’, Palù racconta la sua metamorfosi: “Mio figlio, la Svizzera ed il rap: così sono cambiato”

Dal male al ‘Bene’. Il titolo dell’ultimo singolo di Giuseppe Palumbo, in arte Palù, è la sintesi perfetta della metamorfosi della sua vita, artistica e personale. Un passato burrascoso quello giovane rapper napoletano,che oggi racconta questo suo cambiamento a suon di rime. Nonostante sia giovanissimo, vanta già sei anni di carriera alle spalle. Un rapper che le cose non le manda a dire e che, senza mezzi termini, racconta le sue verità, che piaccia o meno. Dopo anni passati a raccontare storie nude e crude, è uscito il nuovo singolo “Bene”, che lui stesso ha definito un nuovo inizio.

Come è nata la  passione per questo genere musicale? 

Ho iniziato da ascoltatore, avevo 15-16 anni. Ascoltavo tutti i generi musicali, non necessariamente soltanto il rap ma anche l’hip hop. Uno dei primi artisti a cui mi sono affezionato è stato Eminem, poi da lì è partito tutto. 

Di Eminem hai la stessa crudezza nel raccontare temi importanti, come nella soundtrack di Gomorra ‘Vita Violenta’. Cosa volevi trasmette con quel brano?

Vita violenta l’ho scritto in prima persona, ma non è la storia che ho vissuto io. Ho elaborato il testo da informazioni vere, da una ‘storia vera’. Infatti nel corso delle strofe sono presenti le date e le varie tappe che ha attraversato questa persona. Descrive la vita di un ragazzo che, nonostante tutte le difficoltà, alla fine trova la via buona. 

C’è un brano in particolare, Jordan, in cui parli di tuo figlio. Quanto ti ha cambiato la sua nascita?

 E’ passato un po’ di tempo, ma quel momento lo ricordo come se fosse ieri. Sicuramente è una delle esperienze che mi ha formato di più nella vita, magari lì sono cambiato un po’. Ho iniziato a ragionare di testa, a vivere la vita più razionalmente e nel pezzo si sente. Ho voluto descrivere l’amore che ho provato per la prima volta, quello ‘vero’ come si dice. Perché, con le esperienze uomo-donna, c’è amore, ma questa è un’esperienza totalmente diversa. Per questo, nonostante mio figlio viva in Svizzera, io appena posso cerco di andare a trovarlo. Sono contento che viva in Svizzera, per lui e per il suo futuro. Lì è un altro mondo, non esiste criminalità, anche l’aria è migliore. E lui già ascolta musica, va pazzo per Gucci Gang. 

Dunque, secondo te, l’ambiente in cui una persona nasce influisce necessariamente sul proprio stile di vita?

Dipende dalla persona. Magari un ragazzo a 15 anni è più maturo di un altro, che a differenza del primo è più facilmente influenzabile. Poi lo metti in una determinata situazione dove i ‘miti’ sono quelli che fanno un certo tipo di vita e lui si fa trascinare, perdendosi per strada. Ma il crimine è dappertutto. 

Che cosa avresti fatto nella vita se non ti fossi realizzato con la musica?

Sicuramente sarei andato in Svizzera. Perché qualsiasi cosa fai lì, non importa cosa, ti viene riconosciuta per il suo valore e  viene anche retribuita di conseguenza. E’ un concetto che esprimo chiaramente nei miei pezzi. Molte persone mi accusano di utilizzare termini troppo ‘coloriti’, ma c’è sempre un motivo per cui uno dice delle cose. C’è se io dico “ciata fatt nu bu***in”, se uso questo termine è perché è appropriato alla situazione. Io sono un’artista, se mi viene da scrivere un pezzo che deve toccare delle persone e che dà contro allo Stato, io scrivo il mio punto di vista. Lo scrivo su un foglio e te lo leggo. Quindi, se mi escono certe parole, io le dico per un motivo, perché nelle cose ci metto un significato, poi c’è chi lo capisce e chi no. Ma io non sono scontato. 

Qual è la tua visione dell’attuale panorama musicale?

Sicuramente, rispetto al passato, il genere hip hop italiano si è categorizzato. Era sottovalutato fino a 5-6 anni fa, ma ora si è confermato come genere effettivo. Ci sono stati degli esponenti che, attraverso i social, si sono confermati soprattutto a livello di vendite ed hanno raggiunto numeri ‘americani’. Attualmente il genere è a livelli estremi in Italia. E questa estremizzazione è stata evidente con la nascita dell’HellHeaven11, un posto dove l’hip hop non scende a compromessi. 

E’ uscito da poco il tuo nuovo singolo, ‘Bene’. Di cosa parla?

Bene è un nuovo progetto che stiamo affrontando ora con l’HellHeaven11 e Undici Empire infatti con me oggi c’è Roberto Calafiore, che si occupa di tutta la gestione. Oltre a Roberto sono stato affiancato da Riccardo Sergio e da un team di persone più che competenti, che hanno curato il progetto e continuano a farlo. E’ musica per far star bene le persone. E’ uno sfottò per quelli che giudicano a pelle, che parlano senza conoscerti. Bene è un nuovo inizio, una nuova vita. Sostanza più che apparenza.