Dai Di Lauro a gruppo autonomo, la ‘regola’ della Vanella Grassi

Il blitz di questa mattina contro esponenti della Vanella Grassi testimonia, ancora una volta, l’importanza e la forza assunta dal gruppo sullo scacchiere criminale partenopeo. Eppure la regola della Vanella Grassi da sempre è una soltanto: le posizioni apicali nel clan sono legate ai rapporti di parentela o di affinità con la famiglia Petriccione del ras Salvatore ‘o marenar. Questo per anni è stato il ‘segreto’ del gruppo del centro storico di Secondigliano, motivo che ne ha permesso la vittoria nella Terza Faida, mezzo per ottenere coesione e consenso. Proprio durante l’ultima guerra tra Secondigliano e Scampia decapitato il triumvirato che l’aveva guidata in quel frangente (i nipoti di Petriccione Antonio Mennetta e Rosario Guarino insieme ad Antonio Leonardi), la Vanella Grassi passò nelle mani di Antonio Accurso, ancora ai domiciliari a Scauri, e al fratello Umberto, suo ‘braccio militare’ sul territorio.

Il ‘nuovo corso’ della Vanella Grassi

Un periodo di governo durato fino all’arresto di Antonio (maggio 2014). Successivamente è l’ora dei cugini degli Accurso, Antonio Coppola e Gaetano Angrisano (scarcerato alcune settimane fa e fratello di Francesco, ucciso in un agguato al Lotto G). Ad essi si affiancarono il “responsabile economico” del clan, Giuseppe Corcione e un altro giovane promettente, legato ad una cugina della moglie di Umberto Accurso, Roberto Ciuoffi. Le ultime scarcerazioni eccellenti di Angrisano (genero di Salvatore Petriccione) e, poche settimane fa, di Paolo Esposito, figlio di Vincenzo ‘o Porsche e soprattutto genero di Luigi Magnetti, rappresenterebbero la ‘continuazione’ della tradizione del gruppo di Secondigliano, quello che, qualche anno fa Antonio Mennetta voleva porre “a capo di un Impero”.

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