Delitto Mignano, dopo l’omicidio le rassicurazioni del boss:«La gente non deve avere paura»

Si rallegravano di ciò che avevano fatto Umberto D’Amico ‘o lion e suo cugino. Parlavano a ruota libera nella loro abitazione non sapendo di essere intercettati. Una ‘leggerezza’ che hanno pagato caro: ieri per D’Amico e altri quattro (Umberto Luongo, Salvatore Autiero, Ciro Rosario Terracciano e Gennaro Improta) il gip Montesarchio ha convalidato i fermi. Nelle ore successive all’omicidio Mignano (cui D’Amico ha assistito dal balcone della sua abitazione) ‘o lion commenta con una punta di soddisfazione:”Niente di meno se ci giriamo dietro… non sappiamo quanti ce ne stanno e non ne abbiamo pagato uno”. Parole che lasciano poco spazio all’immaginazione come quando i suoi affiliati gli fanno sapere che nel quartiere la gente ha paura e che tutti sanno che hanno a che fare con l’omicidio:”Non ci sta nessuno in mezzo alla strada, nemmeno vicino al bar c’era nessuno, non ho acchiappato nessun amico mio”. D’Amico, però, puntualizza, assumendosi, chiaramente, la paternità dell’agguato mortale, che nessuno ha motivo di temere perché «Noi non abbiamo toccato un bravo ragazzo”.