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mercoledì, Febbraio 21, 2024
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Uccisa e bruciata dalla camorra nella faida di Scampia, i familiari di Gelsomina Verde: “In molti ci lasciano soli”

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 Assenti all’iniziativa di ieri ai giardini di Montale del V Circolo di Scampia in ricordo di Gelsomina Verde perché in «tanti si sciacquano la bocca con il suo nome senza però davvero lottare al fianco della famiglia». Sono le parole di Francesco Verde, la sorella della 22enne uccisa dopo brutali torture nel 2004 nel corso della prima faida di camorra dell’area Nord. Un piccolo passo indietro. La rete di associazioni territoriali, il Comune di Napoli e i bambini della scuola primaria Montale si erano dati appuntamento nella mattinata di mercoledì per piantare un gelsomino in ricordo della ragazza e inaugurare un murales frutto di un progetto denominato “Prima Infanzia’’.

Alla giornata, effettivamente piacevole erano attesi anche i familiari di Gelsomina Verde che però non si sono fatti vedere. Francesco Verde spiega così la decisione: «La nostra famiglia non è stata dichiarata totalmente estranea alle dinamiche della criminalità organizzata per via di una parentela di secondo grado legate a certe dinamiche che tra l’altro ora non c’è nemmeno più e dalla quale noi prendemmo le distanze perché fuori da certe logiche». Poi, aggiunge, il fratello di Gelsomina, «siamo stati criticati per aver ricevuto un risarcimento in danaro (300.000 euro ndr.) quei soldi non ci sono stati dati dalla camorra o arrivati da una vendita di droga ma sono frutto di una decisione del giudice e quindi sono puliti. La camorra a noi non ha dato soldi e mia sorella quando è stata ritrovata sembrava un tronco arso, il riconoscimento è avvenuto soltanto grazie ad un piede non bruciato. Essere additati in questo modo, nonostante indagini delle forze dell’ordine, ci fa male: ecco spiegata la nostra assenza ieri. Soltanto nel 2011 ci fu la prima iniziativa in ricordo di mia sorella, che era contro la camorra, ma ci accorgemmo di una certa diffidenza». Ma Francesco tiene a sottolineare di non «avercela  né con i bambini della Montale né con le associazioni, ma visto questo stato di cose, ci spiegate perché avremmo dovuto esserci? Ricordiamoci che soltanto una persona ha avuto l’ergastolo per l’omicidio di mia sorella (Ugo De Lucia ritenuto appartenente al clan Di Lauro ndr.) che ha ricevuto anche dei permessi premio».

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