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venerdì, Maggio 24, 2024
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I motivi della protesta, la rissa tra tifosi, i fumogeni e i cori contro Adl: la cronistoria della domenica di follia al Maradona

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Serata da dimenticare, sotto tutti i punti di vista, per Napoli ed il Napoli quella di ieri. La sconfitta è stata doppia: in campo e sugli spalti.Tra proteste degli Ultras, botte e fumogeni, l’atmosfera di Napoli-Milan non era delle migliori. Ecco cosa è successo ieri allo stadio Maradona.

Il silenzio delle curve del Napoli

La protesta degli Ultras ha diviso la tifoseria azzurra. La loro presa di posizione contro la società e la Questura per le questioni legate alla vendita dei biglietti, alla questione festa scudetto e soprattutto al divieto di introdurre bandiere e vessilli dei gruppi organizzati, ha trascinato il Maradona in un silenzio assordante, colmato solo dai cori dei tifosi del Milan in festa. Un regolamento severissimo, caro biglietti e feste “private” per lo scudetto i motivi dei rapporti incrinati tra società e tifoseria organizzata.

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La cronistoria della giornata

Ore 16.30: Ultras e famiglie in protesta si riuniscono a Piazzale Tecchio, la piazza antistante lo stadio Maradona. Sventolano le bandiere storiche dei gruppi organizzati dei tifosi del Napoli, si canta e si tifa. “Napoli siamo noi” risuona cantato da una folla di persone che si ripeterà poi nello stesso emblematico coro (uno dei pochissimi di serata) verso la fine della partita tra Napoli e Milan.

Ore 20.45: Inizia il match. Pochi minuti dopo, si crea uno spazio vuoto al centro della Curva B: volano calci e pugni, colpi di cinture. Un diverbio sulle modalità delle proteste, un coro contro De Laurentiis fischiato o non cantato. Questi i motivi che hanno portato gli Ultras della Curva B a scontrarsi pesantemente, in un ambiente di fortissima divisione. Poi il silenzio.

22.15: il Napoli è sotto di 4 goal. La squadra di Spalletti è irriconoscibile. Kim non è il difensore che il suo allenatore ha definito “tra i migliori al mondo”, Anguissa sbaglia, Zielinski e Simeone svaniscono tra le linee. Si sentono i tamburi del Milan, i rossoneri intonano I campioni dell’Italia siamo noi”, “Oi vita, oi vita mia”, “Vi picchiamo quando vogliamo” o “Andate a lavorare”. Il silenzio è rotto da brevissimi tentativi dei distinti o delle curve inferiori di cantare o da altri cori contro De Laurentiis.

Alle 22:30 iniziano ad accendersi i fumogeni in Curva B. Probabilmente entrati a partita in corso, una decina di fuochi compaiono tutti insieme sulle gradinate, circa la metà finiscono nel terreno divisorio tra campo e curva. Parte dello stadio si svuota: tifosi nei distinti e nelle tribune si ammassano verso le uscite ben prima del fischio finale. La partita finisce 0-4 al Maradona.

Le parole del capo ultras dei Fedayn del Napoli

Riguardo la protesta, ha parlato il capo Ultras dei Fedayn della Curva B, Alessandro Cosentino, nel prepartita: “Credo di poter dire con molto orgoglio che siamo gente che non ha mai chiesto niente. Tutto quello che abbiamo fatto nella nostra vita da ultras lo abbiamo fatto sempre con le nostre forze e soprattutto con il nostro modo di essere, indipendenti e autonomi da quelle che possono essere le società, dai tempi di Ferlaino a oggi. Non voglio essere volgare, ma evidentemente chi è a capo di questa società ha deciso di fare il primo attore.” E poi un messaggio al presidente De Laurentiis riguardo la festa scudetto: “Tu sei il presidente di questa squadra, ma non sei certamente il padrone di Napoli. Quella è la nostra piazza e di sicuro, di sicuro, non sarà la tua festa. Allora noi diciamo: facciamo in modo che la squadra possa gioire con l’intera popolazione. Blindiamo i quartieri, facciamoli transennare, ma la squadra dovrà passare. Poi dopo vuole fare la nave in mezzo al mare, vuole fare tutto, è un problema che non ci riguarda assolutamente. Ma noi non possiamo permettere a una persona che è sempre lontana da questa città di poter dire che Piazza del Plebiscito è una piazza che verrà chiusa e verrà data solamente ai tifosi che lui conosce”.

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