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giovedì, Agosto 18, 2022
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Mala dei Miracoli, raffica di sconti in appello per i Mauro


E’ ricca di riduzioni di pena la sentenza d’appello emessa questo pomeriggio dalla Corte d’appello di Napoli (VI sezione presidente Gallo) nei confronti dei componenti del clan Mauro, gruppo attivo nella zona dei Miracoli. Una sentenza ben diversa da quella di primo grado dello scorso novembre che decretò tre secoli di carcere per il gruppo che voleva prendersi la Sanità (leggi qui l’articolo). In tutto ventinove condanne con la concessione delle attenuanti generiche a gran parte degli imputati. Il capoclan Ciro Mauro ha incassato 18 anni e quattro mesi rispetto ai vent’anni del primo grado. I risultati migliori li hanno ottenuti Vincenzo Vacca (difeso dall’avvocato Leopoldo Perone) che ha incassato cinque anni e otto mesi a fronte degli otto del primo grado. Stessa riduzione per Salvatore D’Alessandro (difeso sempre da Perone) che passa da sei anni a quattro anni e quattro mesi. Altra riduzione importante quella per il genero del boss, Salvatore Panaro che in primo grado aveva rimediato 12 anni e che è passato a 9 anni e sei mesi. Panaro era difeso dall’avvocato Domenico Dello Iacono). Per quanto riguarda invece i familiari più stretti del capoclan dieci anni sono stati decisi per Assunta Chiaro (12 anni in primo grado), Giuseppe Chiaro (10 anni e otto mesi), Antonio Chiaro (sei anni e sei mesi), il figlio del capoclan Alfredo Mauro (sei anni), l’altro figlio Giovanni (9 anni), Vincenzo Criscuolo (sei anni) mentre il ras Biagio D’Alterio, braccio destro del boss Mauro, da vent’anni è passato a 18 anni e quattro mesi di reclusione. Altra riduzione importante è quella per Francesco Riccio che ha rimediato tre anni e otto mesi di reclusione. Riccio è sempre difeso dall’avvocato Dello Iacono.

Le altre condanne per i componenti del clan Mauro

Tra le altre condanne, tra cui quasi tutti hanno ottenuto riduzioni, emergono quelle di Pasquale Agnellino (6 anni di reclusione), Alessandro Alifane (3 anni), Guido De Matteo (10 anni e otto mesi), Emanuele Imperatore (6 anni e otto mesi), Giuseppe Marigliano (un anno e otto mesi), Lorenzo Cacace (4 anni), Carlo Fiorito (5 anni),il collaboratore di giustizia Salvatore Marfè (5 anni). Vincenzo Leonardo ‘Chiuvetiell’ ha invece rimediato 5 anni (in primo grado aveva rimediato 8 anni), Gennaro Limongiello 5 anni, 10 anni per Antonio Sorianiello, 12 anni per Angelo Visco,45 anni Mario Peluso, un anno e quattro mesi Rita Pirozzi e 9 anni Gaetano Taglialatela. Nel collegio difensivo gli avvocati Leopoldo Perone, Domenico Dello Iacono, Sergio Morra, Giuseppe Ricciulli.

 

L’articolo precedente. Il sogno del clan Mauro, il gruppo dei Miracoli voleva conquistare la Sanità

Un gruppo nato come ‘costola’ dei mianesi ma capace in breve tempo di ritagliarsi una fetta importante dell’economia criminale del centro. Gli stessi Mauro, come spiegato in un’informativa dei carabinieri del 2017 «non hanno esitato a sfruttare la chance di porsi al centro delle trame camorristiche riuscendo ad ordire alleanze con il gruppo Sequino-Savarese e preservare i rapporti con le famiglie Vastarella-Staterini che gli consentirà di acquisire, in maniera significativa, non solo una percentuale dei proventi degli affari illeciti del rione ma anche una totale autorità sul territorio dei Miracoli». Sono diversi dunque i periodi presi a riferimento. Un primo, di contrapposizione armata, che dura dal settembre 2013 al gennaio 2014 che vede i Sequino-Savarese, coadiuvati dalle famiglie di Forcella e cioè i Sibillo-Brunetti-Amirante, contrapporsi ai gruppi diretta emanazione di Miano e cioè gli Esposito-Genidoni, i cosiddetti ‘Barbudos’ insieme ai Mauro.

Le dichiarazioni del pentito Marfè sul clan Mauro

Un secondo periodo, tra il gennaio 2014 e il maggio di quell’anno, vedrà un mutamento radicale degli assetti quando il gruppo di Ciro Mauro deciderà di accodarsi ai Sequino-Savarese per dare il via al progetto che prevedeva la totale estromissione dal rione della famiglia Esposito-Genidoni vista come un gruppo invasore, vista la sua origine nell’area nord di Napoli. Partecipe a questa fase anche il clan Vastarella anche se erano iniziati già allora ad emergere malumori nello stesso gruppo con Staterini, cognato di Vastarella, che era favorevole alla linea dura dei Mauro finalizzata ad accordi sempre più stretti con i Sequino-Savarese per cacciare i ‘Barbudos’ dal quartiere mentre Antonio Vastarella, figlio di Patrizio, sembrava più propenso ad attendere la scarcerazione del padre prima di siglare accordi più stretti. Ad avallare questa ricostruzione anche il racconto del collaboratore di giustizia Salvatore Marfè, vera ‘voce di dentro’ nel gruppo dei Miracoli:« Nell’estate del 2013 si ruppero i rapporti tra i Sequino e Pierino nel senso che i Sequino e i Savarese fecero l’alleanza con i Sibillo mentre Pierino venne da noi ai Miracoli, ci spiegò la situazione e ci disse che aveva litigato con Silvio Pellecchia dei Sequino e con Emanuele Sibillo. Ciro Mauro quindi si schierò con Pierino Esposito contro i Sequino e i Savarese»

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