Vincenzo Ruggiero Ciro Guarente
Vincenzo Ruggiero e Ciro Guarente

E’ arrivata la parola fine per l’omicidio di Vincenzo Ruggiero. La Corte di Cassazione ha emanato la sentenza nei confronti di Ciro Guarente: confermato anche nell’ultimo grado di giudizio l’ergastolo. La madre di Vincenzo non ha mai smesso di chiedere giustizia per suo figlio. La famiglia di Vincenzo è residente a Parete e ha seguito da casa l’andamento dell’udienza finale del processo in Cassazione, attraverso l’avvocato di parte. Ciro Guarente, in un estremo tentativo di farsi ridurre la pena, si era rivolto ai consiglieri della prima sezione penale della Suprema Corte, ma non c’è stato niente da fare.

La storia di Vincenzo Ruggiero

Guarente ha prima ucciso il suo amico Vincenzo Ruggiero con una pistola, poi ha tentato di fare a pezzi il cadavere sciogliendolo nell’acido. Per quel crudele omicidio, Ciro Guarente è stato condannato all’ergastolo. Non è stata riconosciuta nessuna attenuante all’ex cuoco che ha confessato di aver ammazzato ad Aversa, in provincia di Caserta, l’attivista gay Vincenzo Ruggiero. Sia in Appello che in primo grado aveva avuto l’ergastolo

L’efferato delitto

Era il 7 luglio del 2017 quando Ciro sparò a Vincenzo Ruggiero in un appartamento di Via Boccaccio. Nella casa l’uomo era ospitato da una sua amica, fidanzata di Guarente. Dopo averlo ucciso, Ciro cercò di fare a pezzi il corpo di Vincenzo per nasconderlo più facilmente. Da una ricostruzione sarebbe emerso che i resti di Ciro sarebbero stati nascosti nel box di un autolavaggio di Ponticelli. Con questi Ciro avrebbe costruito uno scalino con cemento a presa rapida. L’uomo però non ha mai rivelato dove ha nascosto la testa dell’amico che non è stata mai trovata. Prima della sentenza si è scusato con la famiglia della vittima e con la propria, dicendo di essere distrutto e pentito.

In realtà, già nel processo di Appello – nel gennaio del 2020 – l’assassino di Vincenzo Ruggiero si era detto pentito chiedendo di nuovo scusa alla famiglia di Ruggiero. Il suo legale nel corso dell’arringa difensiva, aveva chiesto ai giudici di rideterminare la pena, almeno per evitare a Guarente l’isolamento diurno. La Procura generale aveva invece chiesto la conferma della condanna emessa in primo grado dal gup di Napoli Nord, Fabrizio Finamore e della condanna poi di Appello.

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