Vincenzo Ruggiero
La mamma ricorda Vincenzo Ruggiero

“Tantissimi auguri amore mio. Oggi avrebbero dovuto essere 29, ma tu avrai sempre 25 anni. Ciao vita, ti amo”. Questo il messaggio pubblicato stamattina sui social da Maria Esposito, mamma di Vincenzo Ruggiero, il giovane attivista gay ucciso in modo barbaro. “Come sempre ti ho fatto la tua torta preferita. Auguri amore mio, fai una gran festa da lassù ma era meglio qua giù”. 

“Buongiorno, oggi mio figlio Vincenzo avrebbe festeggiato gli anni insieme a tutti noi”, scrive la mamma. “Purtroppo per colpa di un balordo invertebrato non lo potrà fare più insieme a noi, ma io sono sicuro che in questa nuova dimensione in cui si trova gli arrivano i miei auguri.
Insieme ai vostri che siete tanti e ricordate Mio figlio con tanto affetto significa che a lasciato il segno nei nostri cuori”. 

Il processo al killer di Vincenzo Ruggiero 

Il 14 maggio si terrà l’ultima udienza di Cassazione del suo carnefice Ha prima ucciso il suo amico con una pistola, poi ha tentato di fare a pezzi il cadavere sciogliendolo nell’acido. Per quel crudele omicidio, Ciro Guarente è stato condannato all’ergastolo. Non è stata riconosciuta nessuna attenuante all’ex cuoco che ha confessato di aver ammazzato ad Aversa, in provincia di Caserta, l’attivista gay Vincenzo Ruggiero. La sentenza è stata emessa dalla terza Sezione della Corte di Assise di Appello di Napoli, presieduta da Eugenia Del Balzo. Una sentenza che ha confermato la condanna inflitta in primo grado.

L’efferato delitto

Era il 7 luglio del 2017 quando Ciro sparò a Vincenzo in un appartamento di Via Boccaccio. Nella casa l’uomo era ospitato da una sua amica, fidanzata di Guarente. Dopo averlo ucciso, Ciro cercò di fare a pezzi il corpo di Vincenzo per nasconderlo più facilmente. Da una ricostruzione sarebbe emerso che i resti di Ciro sarebbero stati nascosti nel box di un autolavaggio di Ponticelli. Con questi Ciro avrebbe costruito uno scalino con cemento a presa rapida. L’uomo però non ha mai rivelato dove ha nascosto la testa dell’amico che non è stata mai trovata. Prima della sentenza si è scusato con la famiglia della vittima e con la propria, dicendo di essere distrutto e pentito.

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