Come dimenticare la punizione più famosa al mondo. Quella con cui Diego sfidò le leggi della fisica. A Radio Marte nel corso della trasmissione “Marte Sport Live” è intervenuto Stefano Tacconi, colui che subì quel gol.
“Per me è stato un onore giocare contro Maradona. Da parte sua c’è sempre stato un grande rispetto e lo ringrazierò per tutta la vita. Sto preparando un quadro con una foto insieme a Maradona, vorrei dedicarlo a lui. E’ un regalo per la popolarità che Diego mi ha dato, è il minimo che si possa fare. Gol su punizione? Ne abbiamo approfittato tutti, per me è il secondo gol del secolo. “Un gol impossibile – racconta Tacconi – e, se lo avessi parato, probabilmente mi avrebbero dato una medaglia. A parte tutto, è un onore aver preso gol da Diego Maradona, non la considero una sconfitta personale come portiere. Quando prendi gol da certi campioni, puoi anche ricordarlo per tutta la vita e puoi raccontarlo ai nipoti. Mica hai preso gol da Cinciripini…”.
Napoli-Roma? Ho visto, non comprendo questo calcio con gli stadi vuoti. A volte è tutto di una noia assoluta. Avrei parato la punizione di Insigne? Di solito il portiere quando prende gol è un pirla, Insigne è stato bravo e a ha un piede buono. Bisognerebbe capire se il portiere ha visto partire la palla o meno. A Napoli avevo 60.000 persone che mi davano del cornuto, ne ho prese di tutti i colori. Quando sarà pronto il quadro verrò ai Quartieri Spagnoli”.

Pecchi ricorda la punizione contro la Juve

Nel corso ddella Domenica Sportiva l’opinionista ed ex calciatore del Napoli, Eraldo Pecci, ha ricordato nuovamente il suo tocco a Maradona in occasione del celebre gol su calcio di punizione alla Juventus: “Continuavo a ripetergli che la palla non avrebbe mai superato la barriera, ma lui mi diceva “vai, toccamela piano” e allora ok, fai come vuoi, Maradona sei te… ed ha avuto ragione lui, perché è sempre così: il genio riesce a vedere quel che le persone normali non vedono”, ha detto Pecci, che ha poi raccontato un altro aneddoto mentre Bianchi, seduto di fianco a lui, ha sorriso commosso per tutto il tempo.

“Diego abitava sopra casa mia – ha continuato l’ex centrocampista azzurro – o meglio io sotto casa sua, visto che lui già ci viveva ed io, appena arrivato, non avevo la televisione. Era un’altra epoca ed anche gesti del genere oggi possono apparire troppo semplici, ma un giorno sentii suonare la porta ed era lui, con una TV in mano. Gli dissi di non preoccuparsi, perché tanto andavo sempre a mangiare da Giordano o da Renica, ma lui insistette e me la montò. Non funzionava, allora si mise ad armeggiare coi fili, con la sua tuta, lì per terra, ed alla fine finì per farla funzionare. Non c’è nulla da fare, il vero genio è geniale in tutti i campi e – ha detto scherzando Pecci in conclusione – da quel giorno l’ho considerato il mio elettricista”.

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