Sconti di pena e due assoluzioni per i ‘pezzi da novanta’ dei clan Polverino e Nuvoletta, imputati in un processo di estorsione ai danni di una ditta che si occupa di smaltimento di rifiuti nel comune di Quarto. I risultati più clamorosi quelli per Luigi Baccante (difeso dagli avvocati Luigi Senese e Maria Pia Anastasio) e Raffaele D’Alterio (difeso dall’avvocato Domenico Dello Iacono) assolti per non aver commesso il fatto. Pena rideterminata a cinque anni di reclusione nei confronti di Sabatino Cerullo, Fabio D’Agostino, Giuseppe Polverino, Giuseppe Simeoli mentre la pena è stata rideterminata a due anni e un mese anche nei confronti del collaboratore di giustizia Roberto Perrone. Questa la sentenza di Appello emanata poco fa dai giudici della Corte d’Assise nei confronti degli esponenti del clan Polverino, accusati di estorsione aggravata dal metodo mafioso e associazione.

Le minacce alla ditta che si occupava di smaltimento di rifiuti

Tutti erano imputati per un’estorsione nei confronti di una ditta che si occupa di attività connesse allo smaltimento dei rifiuti. «Se non paghi ti spariamo in testa. E se ci fai arrestare sempre qualcuno di noi sta fuori per ammazzare te e la tua famiglia». Questa una delle tante minacce mosse dagli esponenti del Polverino nei confronti dei lavoratori della società dei rifiuti Liccarblock. In primo grado il capoclan Giuseppe Polverino era stato condannato ad 8 anni di reclusione, il pm ne aveva chiesti 14. Stessa pena anche per gli altri tre, con il magistrato che ne aveva invocato 12.  I pentiti hanno raccontato come la ditta per anni sarebbe stata vessata dalle richieste estorsive del clan di Marano.

 

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