Cambi di residenza e file a Napoli per avere il reddito di cittadinanza, la verità dell’Amministrazione

La foto dell'assessore Monica Buonanno

Aumento dei cambi di residenza in alcune Municipalità cittadine per accedere al reddito di cittadinanza, dal Comune di Napoli arriva la frenata: «A noi non risulta». Piccolo preambolo. Stando a quanto riportato da alcuni organi d’informazione, negli uffici Anagrafe di diversi parlamentini dal I (Chiaia-Posillipo San Ferdinando) alla II (Avvocata Montecalvario) passando per la VII (Secondigliano-Miano-San Pietro a Patierno), l’VIII (Scampia-Chiaiano-Piscinola) e la IX (Soccavo-Pianura) l’aumento della variazione della residenza (e in qualche caso dello stato di famiglia) già registrato nel gennaio di quest’anno avrebbe come motivo quello di abbassare l’importo annuo Isee di chi ha inoltrato la domanda per rientrare così nei 9360 euro annui nella dichiarazione reddituale, cioè la soglia massima per ottenere il Rdc.

«Non abbiamo riscontri su dati di questo tipo» afferma l’assessore comunale con delega all’Anagrafe e Stato Civile Monica Buonanno, che poi aggiunge: «Tra l’altro noi effettuiamo controlli quotidiani a campione già da un anno e mezzo su cambi di residenza, stato civile e immigrazione. I dati del gennaio 2019 non esplicitano modifiche sostanziali tali da farci preoccupare che il reddito di cittadinanza abbia influito su questa materia». In ogni caso qualche dubbio, visto quanto accaduto in passato su misure più o meno rientranti nell’ambito delle misure di contrasto alla povertà, ovviamente sovviene e qualsiasi tipo di “distrazione’’ può allargare le maglie dei controlli e del rispetto della legge. In diversi casi non si ravvisano violazioni di legge e norme, se si seguono di procedure mentre in altri sono state ravvisate irregolarità.  «Nel caso in cui gli approfondimenti dovessero far emergere qualcosa –  continua l’assessore Buonanno – sono previste delle sentenze penali, oltre allo stop della pratica del cambio di residenza».

In relazione a quanto sta accadendo in diverse Municipalità, il dirigente del Settore Anagrafe del Comune di Napoli Luigi Loffredo conferma: «Nessuna segnalazione è a noi giunta, ma stiamo facendo le nostre verifiche su cambi di indirizzo e di residenza sull’anno del 2018 e primi mesi del 2019. La residenza si dichiara, si vede se i documenti rispettino le direttive del decreto Lupi del 2015 e poi la Polizia locale effettua i controlli entro i 45 giorni successivi». Loffredo parla della pratica condotta dal Comune di Napoli per il di rispetto della legge: «Ad ogni dichiarazione di residenza sulle dieci Municipalità cittadine, a sportelli chiusi, l’Ufficio Anagrafe con sede a Soccavo sorteggia 2 pratiche per le dieci Municipalità, quindi 20 al giorno. Le pratiche sorteggiate vengo poi inviate alla Polizia locale che fa partire immediatamente l’accertamento». Ma come detto la scelta di cambiare la residenza o di stato civile per accedere a qualche sostegno economico, non è certo prerogativa di questo periodo in cui è attivo il Reddito di Cittadinanza.

A confermarlo al nostro portale è il gestore di un Caf. I Centri di assistenza fiscale si sono occupati e si occupano di «disoccupazioni, Rei ed Isee e non è novità che ad esempio con la Naspi una persona lavori a nero per poi intascare l’assegno. Non sarà certo il reddito di cittadinanza a far cambiare le cose. Già da tempo con gli assegni sociali in tanti facevano le separazione, spostavano la residenza da chi non aveva reddito ed incassava i soldi» prima di una stretta dell’Inps che, insieme all’Agenzia delle Entrate, mantiene funzioni di controllo.