Vittima innocente di camorra. A 17 anni ammazzato per sbaglio, Lo Russo svela i nomi dei killer

Ci sono le lettere dal carcere, al centro dell’ultimo filone di indagine sul clan Lo Russo. Lettere spedite da Giuseppe Lo Russo, ormai unico boss della famiglia dei cosiddetti «capitoni», al fratello Carlo che, dal canto suo, ha invece deciso di collaborare con la giustizia. Dopo Mario Lo Russo, dunque, ecco la svolta di Carlo, da qualche mese in cella con l’accusa di essere il mandante dell’omicidio di Pasquale Izzi. Un terremoto nel sistema criminale alle porte di Napoli, il pentimento di Carlo Lo Russo potrebbe spiegare tante cose: a cominciare dalla politica delle stese criminali, quelle continue irruzioni armate messe a segno tra l’area nord (Miano, Capodimonte, via Ianfolla) e il centro storico cittadino dove, meno di un anno fa venne ucciso per errore il 17enne Genny Cesarano. Un omicidio rimasto privo di responsabili, su cui è molto probabile che Carlo Lo Russo abbia le idee chiare. Era libero quando partì la stesa in cui venne centrato il minorenne, che si attardava sotto casa, all’esterno di un pub di piazza Sanità. Ora più che mai potrebbe prendere quota la pista di un agguato voluto dai Lo Russo, anzi – per essere precisi – proprio da Carlo Lo Russo, all’epoca libero e saldamente in sella al proprio potere camorristico. Pagine di omissis, siamo solo all’inizio dei sei mesi che la legge assegna a chi collabora con la giustizia, decisivo il vaglio degli inquirenti, sotto il coordinamento dell’aggiunto Filippo Beatrice e del pm Enrica Parascandolo.

Ma torniamo alle lettere dal carcere. Sono piene di parole in codice – secondo quanto ha raccontato Carlo Lo Russo – di espressioni convenzionali con cui Giuseppe Lo Russo impartiva gli ordini all’esterno. Ma non è tutto. Nel corso dei primi verbali depositati venerdì mattina dalla Dda di Napoli dinanzi al Riesame, l’ex boss di via Miano parla dell’omicidio di Pasquale Izzi, ammazzato sotto casa alla fine dello scorso marzo. Ricorda la sua abitudine a fare footing, nei pressi della casa di Izzi, ma anche una lettera che gli venne spedita da un suo giovane affiliato che lo avvertiva proprio della possibilità che Izzi potesse «filare» un delitto per conto del giovane Valter Mallo. Spiega Carlo Lo Russo: «Mi resi conto che andavo a fare footing in una piazza dove abitava Izzi e capivo che quel ragazzo mi aveva avvertito su una cosa concreta, fu così che diedi ordine di fare l’omicidio: ci sono anche altri nomi da inserire tra i responsabili, oltre quelli che avete arrestato». Particolari pulp legati invece al fallito attentato a carico di Valter Mallo, a sua volta braccio destro di Antonio Genidoni, boss scissionista dei Vastarella della Sanità. Stando alla ricostruzione fatta in presa diretta, Lo Russo ordinò a un suo affiliato di uccidere Mallo, di ficcarne la testa in un water comprato ad hoc». Sappiamo tutti come è invece andata, con Mallo che scampa all’attentato per un soffio, sopravvivendo a circa trenta colpi, prima di essere arrestato. Ma c’è anche un altro pentito nelle fila del clan Lo Russo: si chiama Claudio Esposito, è lo zio di Annalisa, moglie Antonio Lo Russo. È stato condannato a dieci anni di reclusione, portava le «imbasciate» al giovane boss nel corso della sua lunga latitanza in giro per l’Europa. La sua collaborazione viene ritenuta comunque strategica per indebolire l’ultima ala del clan dei capitoni, che fa capo proprio ad Antonio Lo Russo, al figlio di Salvatore da mesi alle prese con il rigore del carcere duro.




FONTE: Il Mattino