Aids, l’annuncio degli scienziati: “Guarito un paziente malato di Hiv”. E’ il secondo caso al mondo

Un altro paziente guarito dall’Hiv, a circa 12 anni dal primo. Per la seconda volta da quando è scoppiata l’epidemia legata all’Hiv, il virus che causa l’Aids, un paziente a Londra sembrerebbe essere stato curato dall’infezione: lo riporta la rivista scientifica Nature.

Sia per questo paziente — che resterà anonimo — sia per il caso di dodici anni fa, di Thimothy Ray Brown (nella foto), la cura è avvenuta con trapianti di midollo utilizzati per il cancro.

Sebbene il paziente sia rimasto finora in remissione per 18 mesi, i ricercatori britannici guidati da Ravindra Gupta, virologo all’University College London, avvertono che è ancora troppo presto per dire che è «guarito» dall’ Hiv. L’uomo ha scelto di restare anonimo e gli scienziati si riferiscono a lui come «il paziente di Londra».

Finora, ricordano i ricercatori su Nature, abbiamo avuto solo un caso documentato di un paziente curato dall’Hiv dopo aver ricevuto un trapianto di cellule staminali ematopoietiche da un donatore con due copie della mutazione Δ32 di CCR5. In effetti CCR5 è un co-recettore per l’infezione da Hiv-1 e i portatori omozigoti di questa mutazione sono resistenti alle infezioni da virus Hiv-1 con questo co-recettore. Questo celebre precedente, noto in tutto il mondo come «il paziente di Berlino», si è verificato oltre 10 anni fa, ma il trattamento per arrivare a questo risultato era stato molto aggressivo e l’approccio non era stato ripetuto con successo, almeno fino ad ora.

Ravindra Gupta e i suoi colleghi hanno dimostrato l’efficacia di una forma meno aggressiva di trattamento in un uomo con Hiv-1 a cui era stato diagnosticato un linfoma di Hodgkin avanzato nel 2012. Per trattare il tumore, il paziente ha ricevuto un trapianto di cellule staminali ematopoietiche da un donatore con due copie dell’allele CCR5 Δ32. L’uomo ha avuto solo una lieve reazione al trapianto di cellule staminali. I ricercatori spiegano che, in seguito a questo trattamento, il paziente è diventato omozigote per CCR5 Δ32, e la terapia antiretrovirale è stata interrotta dopo 16 mesi.

Dopo aver effettuato una serie di analisi, gli autori hanno potuto confermare che l’Rna dell’ Hiv-1 non era rilevabile. Il paziente è rimasto in remissione per altri 18 mesi. Questi risultati dimostrano che il «paziente di Berlino» non era un’anomalia, e forniscono ulteriore supporto allo sviluppo di approcci mirati al co-recettore CCR5 come strategia per raggiungere la remissione dell’Hiv.