Fine della fuga per Antonino Calì

Fine della fuga per Antonino Calì, narcos del clan Pagnozzi: i napoletani della Tuscolana. E’ finito nella rete dagli agenti della Squadra Mobile di Roma e del capoluogo lombardo, il latitante romano Antonino Calì condannato a 30 anni di carcere per traffico di sostanze stupefacenti aggravato dall’aver agevolato associazioni di stampo mafioso.
Calì, inoltre, aveva fatto perdere le proprie tracce nel 2018 manomettendo il braccialetto elettronico.

Era finito in manette l’ultima volta nel 2013 nell’ambito di un’inchiesta per traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsioni, reati contro, riciclaggio e reimpiego di risorse economiche di provenienza illecita in attività imprenditoriali. Dopo un periodo di custodia in carcere a maggio 2018 aveva ottenuto gli arresti domiciliari in una la clinica di Roma.

Su di lui pendeva il provvedimento definitivo di carcerazione di 29 anni e 8 mesi. Il provvedimento emesso nel mese di maggio 2020 dalla Procura generale presso la Corte di Appello di Roma, tenendo conto di tutte le pene detentive alle quali Calì era stato condannato negli scorsi anni per una serie di reati associativi volti ad agevolare, attraverso il traffico di droga, l’associazione mafiosa dei Pagnozzi, clan camorristico i cui membri erano conosciuti negli ambienti malavitosi capitolini come i “napoletani della Tuscolana”.

Più volte sulle sue tracce, Calì riuscì a scappare alla Polizia dal suo rifugio in Spagna, a Valencia. Spostatosi a Milano, infine, la Squadra Mobile ha deciso di seguire e documentare i suoi spostamenti fino all’arresto di questa mattina. Lui stesso lo ha confermato: “Sono io… Antonino Calì“, ha detto agli agenti. Con sé aveva un documento falso intestato a Sergio Calì e 1.200 euro. Nella casa milanese che aveva affittato gli agenti hanno rinvenuto le chiavi di casa della sua abitazione di Valencia.

 

 

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