“Stanno facendo morire mio fratello in carcere”, la denuncia di Gaetano “Baroncino” Di Vaio: parla il produttore di Gomorra

Gaetano Di Vaio, produttore di Gomorra, meglio conosciuto come l’attore che ha interpretato “Baroncino” nella fortunata serie targata Sky, attraverso il suo profilo Facebook sta accendendo le luci sulle gravi condizioni di salute del fratello Antonio. L’uomo, detenuto in carcere, è stato trasportato d’urgenza all’ospedale Cardarelli dove ha subito tre delicati interventi chirurgici allo stomaco e sarebbe in pericolo di vita.

Secondo quanto denunciato sui social da Gaetano Di Vaio, suo fratello Antonio sarebbe piantonato e “inavvicinabile”.

”Mio fratello Antonio – scrive Gaetano Di Vaio – da me stesso fatto arrestare per salvarlo dall’alcol in questo momento tenuto “sequestrato” dalla giustizia italiana nonostante versi in gravissime condizioni di salute tali da renderlo incompatibile con il regime di detenzione in carcere presso l’ospedale Cardarelli dove è piantonato da ben 4 agenti di polizia penitenziaria nonostante la sua totale incapacità di nuocere al prossimo. Mio fratello è un incensurato. Non era un delinquente abituale. Non capiamo perché tutto questo accanimento contro un uomo che ha subito tre gravissimi interventi chirurgici allo stomaco ed è in costante pericolo di vita. Nel corso della mia vita, ”sulla mia pelle”, ho imparato che esiste una differenza tra norma e Diritto. Lo so che può sembrare strano, ma una norma può essere giusta o ingiusta, bene o male interpretata. Il Il Diritto no, il Diritto e’ un concetto alto che presume la tutela in ogni caso della vita e della salute. Io credo che il caso di Antonio Di Vaio dovrebbe essere considerato sotto quest’ultimo punto di vista, trattato alla luce dei principi del Diritto”.

“Il GIP che segue il caso di mio fratello- ha aggiunto – ha rigettato l’istanza di attenuazione della misura cautelare nonostante è dichiarato da medici e polizia penitenziaria (che ringrazio per l’umanità mostrata verso mio fratello e verso noi familiari) in condizioni cliniche disperate, per nulla incompatibile con l’attuale misura cautelare. Ricordo, per chi meno conosce il codice penale, che la custodia cautelare è possibile solo se c’è il concreto rischio di reiterazione del reato, dell’inquinamento delle prove e pericolo di fuga. Tutte e tre le ipotesi sono crollate dal momento in cui mio fratello ha subito il primo intervento chirurgico allo stomaco in codice rosso circa 15 giorni fa. Noi, ingenui ed incapaci di affrontare, lo abbiamo dato in pasto alla “giustizia”. Ma chi sta facendo questo, non rappresenta la giustizia. Giudice per le indagini preliminari, non ci fermeremo davanti alla tua arbitraria gestione del diritto. Il trattamento inumano e degradante per la persona detenuta è vietato dai nostri principi democratici”.