Le bombole d’ossigeno sono, attualmente, introvabili a causa dell’emergenza Covid. A fronte di questo bisogno è partita la disperata ricercava da parte dei parenti dei malati di covid. Purtroppo anche in questi gravi momenti spuntano gli sciacalli.

Uno dei quali, residente a Napoli, sta vendendo l’attrezzattura respiratoria anche a 300 euro specificando nella descrizione: “Vendo per disuso bombola di ossigeno 11lt come nuova completa di kit completo primo soccorso.( Gorgogliatore compreso)”. Gli altri inserzionisti, residenti tra le provincia di Napoli, Palermo e Benevento, stanno pubblicando su un noto sito di compravendita: i prezzi oscillano dai 45 ai 55 euro.

L’ALLARME DEI MEDICI: “MANCANO LE BOMBOLE”

In Italia abbiamo circa 3 milioni di bombole d’ossigeno su cui poter contare, ma in realtà un milione sono state distribuite in passato e mancano all’appello, perché non sono stati riportati i vuoti. E a questo si sta affiancando un fenomeno di accaparramento. Il rischio è quello di dover affrontare nelle prossime settimane una carenza di questi contenitori, come è stato, nella prima ondata della pandemia, con la carenza delle mascherine”. Così all’ANSA Antonio Magi, presidente dell’Ordine dei Medici di Roma. A mancare non è l’ossigeno, che viene prodotto in sufficienza, ma il contenitore in cui metterlo per poterlo somministrare ai pazienti Covid con insufficienza respiratoria.

“Molti parenti di pazienti deceduti, ad esempio, buttano le bombole dopo averle usate, anche perché non c’è informazione in merito. In molti casi invece, i contenitori vuoti giacciono nei magazzini di farmacie o strutture sanitarie. A questo si aggiunge il fenomeno dell’accaparramento: lo stiamo avendo per le bombole, come lo abbiamo visto per alcuni farmaci”.

Di bombole per la somministrazione di ossigeno, precisa Magi, “se ne stanno producendo, ma a fabbricarle e distribuirle ci vuole molto tempo, anche perché non sono come una mascherina. Quindi per supplire alla mancanza stiamo cercando di recuperare e far restituire quelle che sono in giro e non utilizzate”.

Un problema simile verificò in alcune province del nord Italia già a marzo e aprile e i Nas avevano dato il loro contributo per andare a recuperare e verificare lo stato di quelle inutilizzate. A tal proposito, conclude, per gestire questo bene ora così prezioso “riteniamo serva una gestione centralizzata, con un registro nazionale per capire chi le ha, perché e se le utilizza ancora.

COME SI E’ ORGANIZZATA L’ASL NAPOLI NORD 2

Sono 108 i pazienti positivi al COVID19 che, su richiesta del proprio medico di famiglia, da lunedì ad oggi hanno ricevuto al proprio domicilio bombole e concentratori di ossigeno. La procedura adottata dall’Azienda Sanitaria risponde a un’esigenza assistenziale che, se non venisse gestita, causerebbe un ulteriore affollamento dei reparti ospedalieri.

L’ASL è in grado di garantire a circa 400 pazienti COVID, contemporaneamente, tale servizio. Questa tipologia di pazienti in molti casi necessita di un supporto di ossigeno per un periodo di 7/10 giorni. Successivamente le bombole e i concentratori saranno a disposizione di altri pazienti. Tale procedura – messa a punto dal Dipartimento Farmaceutico guidato da Mariano Fusco – si realizza ai costi e alle condizioni che l’ASL aveva già concordato con il proprio fornitore selezionato mediante gara Soresa.

LE PAROLE DEL DIRIGENTE ANTONIO D’AMORE

Dice Antonio d’Amore, Direttore Generale dell’ASL Napoli 2 Nord: “Ogni anno il picco dell’influenza stagionale determina una pressione sui Pronto Soccorso e un superlavoro dei reparti ospedalieri. Con la pandemia questo fenomeno si è molto amplificato. Creando situazioni limite di cui si sta facendo carico con grande professionalità e sacrificio il nostro personale sanitario. Per alleggerire questa pressione abbiamo implementato un modello di assistenza a domicilio mediante. Distribuzione di apparecchiature per l’ossigeno, monitoraggio telefonico dei pazienti, visite a domicilio e avvio di equipe specialistiche attrezzate per eseguire ecografie polmonari. È un lavoro estremamente complesso – partito già molti mesi fa – che ha richiesto l’organizzazione della gestione della domanda, la predisposizione di auto speciali, il reclutamento del personale e la formazione dei giovani medici coinvolti, l’organizzazione della logistica.

Le attività domiciliari delle Unità Speciali di Continuità Assistenziale (USCA)
Nell’ASL Napoli 2 Nord è stata attivata una piattaforma informatica che permette al Medico di Famiglia di chiedere al domicilio del paziente l’effettuazione di una visita o di un tampone. Tutte le richieste vengono valutate dal Medico di Centrale che contatta al domicilio i pazienti e ne valuta i bisogni. Se necessario, la richiesta viene smistata alle equipe mediche presenti sui 13 Distretti Sanitari. Questo modello organizzativo ha preso il via lo scorso 7 novembre, facendo registrare 320 domande da parte dei medici di famiglia. 112 tra queste già effettuate.

PAZIENTI GIA’ COLPITI DA MALATTIE ONCOLOGICHE

Dice Fabio Guardascione medico di 35 anni, in servizio presso l’USCA: “In molti casi i pazienti domiciliari sono persone anziane o malati oncologici. Già gravati da un quadro clinico complesso. Ai problemi di salute poi si associano quelli sociali determinati dalla solitudine e da difficoltà di comunicazione telefonica. Per questa tipologia di pazienti l’intervento a domicilio è spesso l’unica possibilità di attuare un monitoraggio, data l’impossibilità di comunicare efficacemente via telefono. Attualmente sul territorio dell’ASL Napoli 2 Nord sono 14463 i pazienti positivi al COVID19, di cui solo 117 (pari allo 0.87%) sono ricoverati nei reparti ospedalieri”.

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