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martedì, Settembre 27, 2022
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Camorra di Arzano, il pentito Pietro Cristiano: “Così è nato il clan della 167, io ero il contabile”


Tante rivelazioni ma anche diversi omissis, com’è nella prassi, nei primi verbali di Pietro Cristiano, ras della 167 di Arzano, che ha deciso di pentirsi e passare dalla parte della giustizia. Pietro Cristiano racconta ai magistrati il suo excursus criminale: “Il clan della 167 di Arzano era inizialmente comandato da mio figlio Pasquale e Monfregolo Giuseppe. Sono stati messi lì da Napoleone, Russo e Gambino. Poi sono subentrato io fino al 2018, data del mio arresto. Tornato ad Arzano ho ripreso a produrre abbigliamento contraffatto. Dal 2011 al 2013 sono poi stato disoccupato. Mio figlio Pasquale è stato in carcere per una rapina. Dovevo anche pagargli l’avvocato e andare fino al carcere di Cremona dove è stato detenuto per un periodo”.

“Nel 2013 frequentando il Rione c’era una baracca dove il padre dei Monfregolo vendeva le sigarette di contrabbando. Nel dicembre 2013 ci avvicinò una 600 grigia con a bordo il gemello, genero di Ernestino di Casavatore, e Casone Ciro. Casone minacciò me e il padre di Monfregolo dicendo “a te t schiatt a capo”. Ebbi una discussione con Casone, si affacciarono i familiari di Monfregolo. Quando Casone, dopo mezz’ora, andò via scese da casa Monfregolo Giuseppe che si fece raccontare la storia. Il giorno dopo iniziò a frequentare gente di Melito, Napoleone e Russo, che incontrava fuori alla caffetteria Colombo. Quando gli chiedevo di quelle frequentazioni, preoccupato perché era un compagno di mio figlio, lui mi diceva di non preoccuparmi. All’epoca mio figlio non credo che volesse avere rapporti con il Napoleone perché aveva approfittato di un momento di debolezza della sorella Anna, da poco vedova, per intrecciare una relazione. Dal 2014 hanno comandato mio figlio Cristiano Pasquale e Monfregolo Giuseppe. Noi della famiglia Cristiano e Monfregolo eravamo arrabbiati con Casone per varie ragioni. Anche perché venivano a fare le stese nel Rione”.

“Quindici giorni dopo l’omicidio Casone-Ferrante è arrivata una lettera scritta da Napoleone a mio figlio Pasquale e a Monfregolo Giuseppe, dicendogli che dovevano farsi vedere in giro perché le cose erano cambiate e da quel giorno abbiamo cominciato a fare le estorsioni ad Arzano. Io, Monfgegolo Giuseppe, Cristiano Pasquale, Russo Gennaro, Russo Francesco Paolo, Gambino Angelo Antonio e Napoleone Renato. Iniziammo ad incontrarci in una casa dì mio cognato, Onorato Ludovico, al secondo piano. Le estorsioni le facevamo noi. Russo Gennaro girava per fare le estorsioni, con un’altra persona della quale non ricordo il nome. Una volta al mese ci vedevamo per tenere la contabilità che curavo io. Monfregolo Giuseppe, col fratello Mariano, gestiva le piazze di spaccio. Dopo l’arresto di Napoleone, Gambino e Russo, io sono entrato in quota con mio figlio Pasquale e Monfregolo Giuseppe. È stata una loro decisione, tenuta nascosta ai capi. lo sono stato designato come responsabile. Abbiamo continuato a fare le estorsioni. Mio figlio si occupava di Frattamaggiore, Frattaminore e Caivano. Intendo dire che frequentava altre persone, tra i quali il cognato Mormile Vincenzo e Giordano Michele, ed era poco presente ad Arzano. Mio figlio si occupava dello spaccio di droga con loro , droga che prendeva da Caivano”. 

Pietro Cristiano ha detto ai magistrati di non aver commesso nessun omicidio ma ha rivelato retroscena su delitti commessi da altri. “Non ho commesso omicidi. Quanto alle attività illecite, estorsioni, droga e altro, dí Arzano e dei comuni limitrofi. Ho già detto di conoscere tutto il sistema delle estorsioni fin dall’inizio. Durante il periodo iniziale della mia detenzione ricevevo la mesata. All’inizio 1.500 — 2.000 curo. Quando ero libero mi occupavo della contabilità. Mio figlio Cristiano Pasquale partecipava proprio alle riunioni nelle quali si prendevano decisioni per le estorsioni e per la suddivisione delle quote destinate ai carcerati. A queste riunioni, dopo gli arresti dei capi storici, partecipavamo io, mio figlio e Peppe Monfregolo. A volte le abbiamo fatte a casa di Monfregola Raffaele. Lui sicuramente ascoltava quando era presente. A volte le riunioni le abbiamo fatte a casa di Errichiello Pasqualina dalla quale era possibile osservare il Rione e controllare l’eventuale arrivo dei carabinieri. Monfregolo Mariano si occupava principalmente di droga. Della droga si occupavano, oltre a lui, tale Marettiello. La responsabilità era di Giuseppe Monfregolo e di mio figlio Pasquale”

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