Lo sfogo di Raffaele, il ragazzo infetto a Casalnuovo: “I miei concittadini stanno umiliando me e la mia famiglia”

Si chiama Raffaele, ha 38 anni ed è stato il primo ad essere contagiato dal Coronavirus nel comune di Casalanuovo. Suo malgrado, dopo la diffusione della notizia, lui è la sua famiglia sono stati vittime di una vera e propria ‘caccia alle streghe’.

Ad ogni modo Raffaele, elettricista pendolare che per lavoro si è spostato da Casalnuovo e Firenze, sposato e con un bimbo di 3 anni, per fortuna ora sta bene e non ha sintomi. Si trova sempre ricoverato nell’ospedale Cotugno, ma solo per precauzione.

L’uomo, in un’intervista rilasciata a ‘ilmediano.com’ (lì l’intervista completa), ha parlato della situazione sua e della sua famiglia dopo la scoperta del contagio.

I miei concittadini stanno solo offendendo e umiliando me e la mia famiglia invece di restare uniti. […] Sanno solo sputarmi addosso, sanno solo insultarmi dicendomi che io non sarei dovuto scendere da una zona rossa”, ha detto il ragazzo rispondendo alle domande del giornalista Pino Neri. “Ma Firenze non è una zona rossa! E poi io ho un bambino di 3 anni. Secondo voi al minimo dubbio avrei mai preso il treno per tornare a Casalnuovo?”, racconta il 38enne al giornale Il Mediano. “Avrei mai potuto mettere a rischio la vita di mio figlio? Tante persone quest’interrogativo non se lo sono proprio posto. Sanno solo offendere. Mi hanno detto che io e la mia famiglia dobbiamo bruciare”.

Le parole di Raffaele

Raffaele spiega poi che si trovava a Firenze per lavoro, lavorando per una ditta di Bergamo di impianti elettrici specializzata in installazioni negli atelier di alta moda: “Ho amici lombardi, ma nessuno vive in comuni in cui sono stati registrati casi di contagio. Questo è stato uno dei motivi che in un primo momento aveva spinto i medici dell’Asl Napoli 2 Nord a non venire da me. Nessuno dei miei amici e colleghi ha avuto casi di contagio, né in famiglia né tra i conoscenti. Per ironia della sorte l’unico contagiato della mia azienda di Bergamo è un napoletano, il sottoscritto”.

Il 38enne racconta poi del processo che l’ha portato a rendersi conto del contagio: “Una volta tornato, sceso dal treno, avevo la tosse e siccome sono un fumatore ho pensato che fosse dovuta a quello. Subito dopo sono andato a casa. Ma alle 19 e 30 avevo la febbre oltre i 38 gradi. In vita mia ho preso la febbre solo due volte. Mi sono impressionato. Comunque ho preso la tachipirina e subito è scesa. Dopo ho chiamato il 118: mi hanno detto che io parlavo e respiravo per cui non c’era bisogno di nessun intervento”.

Dopo una serie di richieste, Raffaele è riuscito ad ottenere che gli venisse fatto il tampone

A un certo punto ho dovuto minacciare che sarei andato dai carabinieri se non fossero venuti. Solo così sono riuscito a persuaderli, dopo quasi un giorno e mezzo di continue richieste di intervento. Il tampone comunque non me lo volevano fare. A ogni modo per fortuna dopo il ricovero mi sono sentito quasi subito bene. Poi però è iniziato lo sciacallaggio della gente. La mia famiglia si è dovuta barricare in casa”.