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giovedì, Febbraio 29, 2024
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Cuginette violentate nel Parco Verde, Mosca andrà ai domiciliari

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Pasquale Mosca andrà agli arresti domiciliari. Si tratta del 19emme di Caivano accusato di aver abusato sessualmente delle due cuginette nel Parco Verde di Caivano. La decisione è stata presa dal gip Fabrizio Forte in accoglimento dell’istanza presentata dal suo avvocato Giovanni Cantelli in di sostituzione della misura cautelare.

Dunque il giudice del Tribunale di Napoli Nord ha disposto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con quella degli arresti domiciliari nel comune di Fossò oltre all’applicazione del ‘ braccialetto’ elettronico: riscontrate precarie condizioni di salute dell’indagato.

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LE ACCUSE A MOSCA

Mosca fu destinatario insieme ad altre 8 persone di una misura cautelare: è ritenuto responsabile di uno stupro di gruppo compiutosi nell’estate scorsa ai danni di due ragazzine di 10 e 12 anni. L’attività di indagine condotta dei carabinieri di Caivano partì grazie alla coraggiosa testimonianza delle vittime.

Bimba violentata a Caivano, la lettera della mamma al Papa: “Mi auti a vedere i miei figli”

“Santo Padre mi aiuti. Mi affido alle sue mani e alla Sua Volontà. Chiedo aiuto per tutelare il diritto agli affetti e all’amore che lega una madre ai figli indipendentemente dalla povertà e dalle difficoltà di vita”. Si chiude così l’appello a papa Bergoglio di Palma, la madre di una delle due bimbe vittime di violenza sessuale a Caivano.

La donna ha scritto un’accorata lettera al pontefice con la quale ripercorre la sua vita costellata di degrado e dolore: “Santo Padre, sono la mamma di una delle due bimbe coinvolte negli stupri di Caivano. Lei potrà immaginare quanto tutto quello che è successo è stato devastante anche per me e per gli altri miei figli di cui mi hanno lasciato solo quello appena maggiorenne. Mia figlia si trova ora in una casa-famiglia da circa tre mesi. Il Tribunale, forse per il clamore mediatico che è seguito a questa orribile vicenda, ha però stabilito che anche gli altri miei due figli fossero collocati in una casa-famiglia. Ma non solo”.

“È stato disposto il blocco totale dei contatti, sia fisici che telefonici, tra me ed i miei figli”, prosegue la donna. Che spiega: “Io ho avuto un matrimonio sbagliato. Ho subito le angherie e lo sfruttamento di mio marito nella consapevolezza che non potevo andare da nessuna parte con scarsa istruzione e senza un lavoro, senza neanche avere o sapere a chi poter chiedere aiuto. La disperazione non la si può spiegare a chi non l’ha provata. Vivere in un contesto sociale dal quale sai di non poter andare via e che non ti concede alternative è difficile da comprendere per chi non ne fa parte. Per dimenticare le pene nell’ultimo periodo mi ero rifugiata nell’alcol e me ne pento tanto, ora che fortunatamente ho avuto la forza di reagire. Ma non avevo davvero nulla altro per poter sopportare il degrado del luogo e la grettezza delle persone”.

 

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