«Decideva chi doveva vivere e chi morire», le accuse del pentito che inguaiano Di Lauro

Era lui che doveva decidere chi doveva vivere e chi moire. Marco Di Lauro, secondo il collaboratore di giustizia Carlo Capasso, aveva questo potere e a tal riguardo aveva stabilito l’omicidio di Antonio Tarantino, storico ras del Terzo Mondo di Secondigliano.  «Voglio precisare che una volta detto sospetto è stato mandato dal Talotti – al posto di Daniele Tarantino – in Spagna per ricevere un’imbasciata su una quota relativa ad una transazione in atto di sostanza stupefacente. Talotti non mandò Tarantino in quanto lo riteneva attenzionato dalla polizia, Non so indicare la località spagnole ove si è recato detto soggetto. Voglio precisare che i Di Lauro, nella attuale gestione, comunque avevano referenti in Spagna. Sono a conoscenza che per detti tramiti, in quel periodo, al Terzo Mondo è arrivata cocaina direttamente dalla Spagna ed anzi, per essere precisi, arrivavano 50 chili di cocaina a settimana. Ricordo che poi vi furono delle perdite e se non ricordo a Carmine Rispoli venne sequestrata la somma di denaro pari ad un milione di euro. Dopo Marco Di Lauro iniziò una mediazione con tale ‘Marco’, soggetto stanziato in Spagna e che mi risulta essere detenuto in Spagna, il quale ricevette il corrispettivo di un acquisto dì sostanza stupefacente senza inviarla. Dopo queste vicende Marco Di Lauro decise di interrompere i rapporti con la Spagna e di acquistare la cocaina a Napoli, da chiunque ne avesse avuta la disponibilità, ovviamente eccezion fatta degli “scissionisti”. In questo momento non ricordo da chi vennero effettuati detti acquisti anche perché io non mi interessavo direttamente del traffico di sostanza stupefacente».

Carlo Capasso racconta ai magistrati che in questa fase emerse nuovamente la figura di Daniele Tarantino che già trattava cocaina per il clan Licciardi e che aveva avuto rapporti con Giuseppe Pica, luogotenente dei Di Lauro al rione dei fiori. Dopo la morte di Pica Tarantino ebbe poi un incontro direttamente con Di Lauro. «Dopo il delitto iniziò ad essere organico al clan. Di Lauro pertanto iniziò a mandare Tarantino in Spagna ad acquistare la cocaina anche perché questi era molto bravo in detta attività. Dopo 3/4 trasporti, nell’agosto 2007, avvenne un sequestro di oltre 20 chili di cocaina e l’arresto di 4/5 persone alcune delle quali anche dì nazionalità straniera. Dopo questa ulteriore perdita si sono nuovamente interrotti i rapporti con la Spagna e, sebbene il Tarantino fosse riuscito a concordare delle modalità di cessione convenienti, Marco Di Lauro non volle mai aderire a detto progetto in quanto aveva paura di subire nuove perdite. Nell’ultimo periodo prima
della mia collaborazione mi risultava che il Marco Di Lauro finalmente si era convinto, anche per la pressione del Talotti, a riprendere i contatti con la Spagna. Il Talotti mi confidò che Marco Di Lauro gli aveva detto che dopo l’acquisto dei 5mila chili di cocaina il Tarantino Daniele ed il fratello dì questi andavano uccisi anche perché soggetti non affidabili atteso che vi era la voce che i predetti nel passato avevano accusato i loro coautori di una rapina».