Nelle foto da sinistra Renato Esposito e Pietro Izzo

Erano accusati di aver cercato di inserire un loro uomo nella società che avrebbe organizzato i centri di ristoro e i supermercati nel centro commerciale La Birreria di Miano. Nonostante questo quadro accusatorio ieri sono arrivate le condanne di appello che hanno ridimensionato gli anni di carcere per Pietro Izzo e Renato Esposito, considerati dalla Procura come elementi di primo piano del clan Licciardi, attivo nella Masseria Cardone e una delle colonne portanti dell’Alleanza di Secondigliano. Merito dei loro legali che hanno ridimensionato le accuse a loro carico. E così Pietro Izzo (difeso dall’avvocato Antonietta Genovino) è stato condannato a tre anni e sei mesi contro gli otto rimediati in primo grado. Renato Esposito invece (difeso dall’avvocato Giuseppe Biondi) ha ugualmente rimediato tre anni e sei mesi rispetto ad una condanna di primo grado a sei anni.

Imprenditore pedinato dai ras dei Licciardi

La svolta nell’inchiesta grazie al coraggio di uno dei manager del centro pedinato per giorni prima di essere avvicinato dagli uomini del clan presso un distributore di benzina. L’uomo, in sede di denuncia, raccontò al pubblico ministero:«Ho visto che mi conoscevano, sapevano tutto di me, non capivo chi fossero. Poi, mi hanno detto il loro nome, sono andato su Google e cliccato uno dei nomi che avevo appreso. E ho capito che c’erano sul suo conto indagini per presunti legami con il clan Licciardi. Oggi sono terrorizzato, ho detto alla mia azienda che non voglio più lavorare su questo territorio». Pietro Izzo e Renato Esposito, secondo diverse informative delle forze dell’ordine, sono negli alti ranghi del clan della Masseria Cardone con ruoli direttivi. Pietro Izzo qualche anno fa era considerato uno dei tre ras al vertice del gruppo in quel periodo retto da un triumvirato.

 

 

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