«Fatemi trovare i soldi», le minacce del ras Monfregolo al cognato del boss dei Moccia

C’è un filo rosso che collega la morte di Giuseppe Orlando con la camorra di Arzano, in particolare con l’oramai egemone gruppo della 167 e con Giuseppe Monfregolo, l’ultimo latitante del clan catturato due giorni fa. Giuseppe Orlando era imparentato  anche con il presunto boss Di Annicella (che sta scontando in carcere il duplice omicidio di due coniugi dati alle fiamme in uno chalet a Casoria), a sua volta cognato di Ciro Casone, alias “ciruzz o Fraulese”, capozona dei Moccia ad Arzano, ucciso in un agguato di camorra avvenuto nel febbraio del 2014 in un centro abbronzante in via Luigi Rocco ad Arzano. Raid di morte portato a segno dal cosiddetto “clan della 167” espressione degli Amato-Pagano. C’è in particolare un passaggio nell’ordinanza che scompaginò il gruppo mesi fa e che fa espresso riferimento al ruolo di Monfregolo nelle dinamiche criminali della cosca e con le pretese estorsive che interessarono proprio Orlando.

Orlando, come si legge nel dispositivo, venne convocato nel periodo di Pasqua del 2014 da Monfregolo al cospetto di Pasquale e Pietro Cristiano nella zona delle palazzine della 167 di Arzano. L’uomo incontrò gli esponenti del gruppo e in particolare Pietro Cristiano che affermava che «le cose erano cambiate» intimando ad Orlando di pagare somme di denaro mentre Pasquale Cristiano affermava:«Già sai cosa è successo, vedi tu cosa vuoi fare». Il pagamento consisteva nel versamento di tre rate annuali da 700 euro. Richieste ribadite anche negli anni successivi: nel giugno del 2017 in particolare Monfregolo si recava presso l’attività degli Orlando ribadendo:«Io so bene che voi non avete niente a che vedere, altrimenti nel vostro …. avremmo fatto crescere i friarielli… fatemi trovare più tardi i soldi che viene il ragazzo».