Alla sbarra imprenditore edile casertano: era uomo di Zagaria per appalti pubblici

(Michele Zagaria, durante le fasi dell'arresto - archivio InterNapoli)

E’ di pochi minuti fa la notizia dell’arresto dell’imprenditore casertano Nicola Fontana. La Guardia di Finanza fa sapere a mezzo stampa che, nell’operazione, sono stati sequestrati immobili e conti bancari allo stesso Fontana, per un valore di circa 4 milioni di euro. Tutto qua? Sembrerebbe il classico arresto di un imprenditore poco trasparente, un traffichino come si suol dire. Uno di quelli che mette le mani in pasta un po’ ovunque. Ebbene, tutto è molto più complicato di così. La storia imprenditoriale di Nicola Fontana è nero pece. La sua figura affonda le radici nelle dinamiche malavitose dell’area Casertana. Si lega ad essa, fino a diventare una cosa sola. Fontana è, nel tempo, diventato uomo di Michele Zagaria, uno dei boss più influenti dei clan di Casal di Principe. E, vien da se, se sei sotto l’ala protettiva di uno dei boss più potenti della criminalità organizzata italiana puoi fare più o meno quello che vuoi.

I lavori al cimitero per finanziare la latitanza di Zagaria

Imprenditorialmente parlando, sia chiaro. Difatti sorprende poco come Nicola Fontana riuscisse ad aggiudicarsi appalti pubblici sistematicamente. Lavori pagati profumatamente con soldi limpidi dello Stato, realizzati da uno degli arti di Zagaria. Assegni a diversi zeri venivano incassati dall’imprenditore che, con un semplice giro di fatture false e gonfiate,  finivano nelle casse del clan. In questo modo, ad esempio, i lavori per l’ampliamento del cimitero di Trentola Ducenta andavano a finanziare le attività illecite del clan. O, anche, i lavori per la ristrutturazione del cimitero di Casapesenna andavano a finanziare la latitanza (16 anni, nda) del boss Michele Zagaria. Il sistema ha funzionato fino a quando il meccanismo si è inceppato. Ad un certo punto, è come se una parte consistente della Casal di Principe malavitosa avesse deciso di vuotare il sacco, voltando le spalle alla loro stessa storia criminale. Da lì in poi, nulla è stato più lo stesso.

Nicola Fontana, ‘o Ninn gli ha fatto terra bruciata attorno

Fortunatamente, aggiungeremmo. Perché, tra gli altri, qualcuno ha tirato in ballo proprio Nicola Fontana. I sospetti degli inquirenti che, ovviamente, gli stavano addosso da molto, sono diventati certezza. Nicola Fontana, a quel punto, è stato abbandonato da tutti: è diventato un personaggio pericoloso, una palla infuocata. Che scotta, molto. Nel settembre del 2016, ad esempio, fu un altro potente clan di Casale a puntare il dito contro di lui, ordinando di fargli terra bruciata intorno. In una lettera anonima lasciata al custode del cimitero di San Cipriano d’Aversa, gli uomini di Antonio Iovine impongono l’isolamento di Fontana e della sua famiglia «perché sta dilapidando tutti i soldi del clan». Poco importa agli uomini del clan che la moglie di Nicola Fontana sia la sorella de ‘o Ninn. Soprattutto dopo il pentimento del super boss Iovine, la terra ha cominciato a franare irrimediabilmente sotto i piedi dell’imprenditore edile casertano. Fino all’arresto di questa mattina. Game over, anche per lui.