Riunione d’urgenza tra Governo e Cts, si pensa al lockdown per le città

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Il governo ha convocato un Comitato tecnico scientifico d’urgenza per le 18. L’intenzione è resistere una settimana per provare a scongiurare il lockdown totale, dopodiché disporre di chiusure mirate di città, intere aree metropolitane, attività. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte sta ipotizzando una nuova stretta. L’ipotesi è sul tavolo, perciò il Presidente ha convocato Comitato tecnico scientifico con i capidelegazione della maggioranza. Il vertice è in corso. E il ministro Luigi Di Maio annuncia che i tavoli per un Dpcm che sarà “più restrittivo” sono “incessanti”. Al vertice presenti Riccardo Fraccaro e Francesco Boccia con i componenti del Cts.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte impegnato in un nuovo vertice cominciato alle 13 con i capidelegazione del governo, e i due ministri, Luigi Di Maio e Luciana Lamorgese. “Abbiamo adottato un quadro di misure restrittive e a livello regionale ci sono dei governatori che stanno adottando misure ancora più rigide”, ha detto il Conte.

Le parole di Conte sul vaccino

«Confidiamo di averlo a dicembre ma bisogna comprendere che arriveranno qualche milione di dose per Paese, quindi dovremo fare un piano condiviso a livello europeo per intervenire sulle fasce più fragili e via via per le altre categorie»Il premier però ha precisato che per vedere gli effetti del vaccino «dobbiamo aspettare primavera quando prevedibilmente arriveranno per tutti» le dosi.

Tra scuola e lockdown

Durante l’intervista poi, Conte “apre” alla Didattica a distanza. «La curva sta subendo una impennata così rapida che rischia di mettere in discussione la didattica in presenza, alcuni presidenti di regione lo hanno fatto, non è il nostro obiettivo, noi continuiamo a difendere fino alla fine la didattica in presenza. Ma dobbiamo mantenerci vigili per seguire e assicurare la tutela della salute de tessuto economico».

Sulle proteste

Infine, un passaggio sulle proteste che stanno scaturendo in Italia negli ultimi giorni. «Nessun Paese è pronto a una pandemia, nessuna democrazia che non sia affidata a una organizzazione militare può sopperire con la massima efficienza agli effetti della pandemia. Noi siamo impegnati notte e giorno, possiamo contare sullo sforzo di tutti i cittadini, c’è rabbia, angoscia e disperazione. Molti cittadini sono disorientati, ma molti rispettano le regole».

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