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domenica, Maggio 19, 2024
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La storia di Tina, la prima donna nigeriana a guidare il furgone anti caporalato tra Napoli e Caserta

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Grazie al pronto intervento del Nocap e della Caritas esiste, per coloro che non hanno la possibilità di realizzarsi autonomamente, una speranza ed una possibilità di riscatto. La storia di Tina conferisce un rapporto diretto tra la visione realistica del mondo e le oppressive e insostenibili modalità di sopravvivenza che esso, talvolta, propone. Pur visualizzando in tale realtà una drastica esistenza, il lieto fine non manca. Oggi, infatti, Tina conduce una vita dignitosa grazie al nuovo incarico di guidare un furgone anti caporalato.  

La storia di Tina: “Dalle stalle alle stelle”

Le destabilizzanti condizioni in cui, prima, la vita di Tina imperversava, erano ormai insostenibili. Contratti falsi, sfruttamento e totale assenza di diritti erano la dose quotidiana che fruiva velenosa nelle sue giornate. Quando lavorava ad Angri in un’industria conserviera aveva dei turni di 15 ore per poche centinaia di euro eppure, nonostante, tutte queste difficoltà non ha mai toccato il fondo tradendo i suoi valori.

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A differenza di alcuni suoi connazionali che nelle zone di Castel Volturno sono entrati in giri di droga promuovendo anche la prostituzione Tina Agbonyinma, arrivata a Napoli nel 2008, a 19 anni, con un’aereo proveniente dalla Nigeria, ha deciso di non demordere dinnanzi alla corruzione. “Non mi sono mai focalizzata sui soldi per me gli ideali essenziali della vita sono la dignità e l’indipendenza. Non ho mai pensato di buttare la mia vita per strada, la vita deve essere vissuta in modo rispettoso lavorando onestamente. E’ sulla determinazione che muove queste idee che prima o poi le occasioni favorevoli si presentano. Grazie all’intervento dell’associazione Nocap di Yvan Sagnet, nata dopo l’omicidio di Jerry Essan, Tina ha trovato un lavoro come conducente di un furgone anti caporalato. Grazie al nuovo impiego le è conferito tutto quello in cui aveva sempre creduto.

Un nuovo lavoro

E’ da due mesi che Tina è dipendente di Montella Bio, azienda che sorge a Frignano. Insieme a Tina sono stati assunti altri cinque connazionali che come lei condividono un passato di sfruttamento che la Caritas di Aversa ha fatto notare. Sulla base di tali riscontri l’assunzione ha messo in evidenza tutti i diritti su cui i nuovi impiegati potevano fare affidamento.

 

 

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