«Lo stavano prendendo prima», una soffiata salvò Marco Di Lauro

Sono due i collaboratori di giustizia su cui la magistatura fa più affidamento per carpire i segreti della latitanza di Marco Di Lauro. Il primo, e più conosciuto, è ovviamente Salvatore Tamburrino che nei suoi primi verbali ha ammesso candidamente che molte persone a Secondigliano e dintorni hanno favorito direttamente la latitanza di ‘F4’:«Marco mi contattava su un cellulare dedicato, solo da usare per sms, che accendevo dalle 16 alle 17 di ogni venerdì, su cui ogni tanto perveniva il messaggio di Marco il quale mi chiedeva di andare dalla sua amica», la titolare di un negozio di Secondigliano dove venivano lasciati i messaggi e le raccomandazioni del boss. Un particolare quest’ultimo che riveste un posto di primo piano nelle indagini della Procura.

C’è però un altro pentito che ha ugualmente rivelato più di un segreto del quarto figlio di Paolo Di Lauro e cioè Carlo Capasso, il primo che ha parlato del ‘sistema Di Lauro’. Le sue dichiarazioni rilasciate qualche anno fa rivestono ora ulteriore importanza perchè sostenute dal riscontro costituito dalle dichiarazioni di Tamburrino. Anche nei verbali di Capasso ci sono molti aneddoti sugli anni di latitanza di ‘F4’. Un retroscena tra i tanti emersi merita una speciale menzione: il racconto del covo usato dal superlatitante per alcuni mesi su Corso Secondigliano e la storia di un blitz delle forze dell’ordine a cui Di Lauro junior riuscì a sfuggire. Il racconto parte dal riconoscimento fotografico di ….., persona nell’orbita del clan che fu svegliato nel cuore della notte dalle forze dell’ordine che lo accompagnarono presso un appartamento che l’uomo aveva preso in affitto e che, per gli inquirenti, speravano fosse uno dei covi. Era il 2005:«Questi ha partecipato alla gestione della latitanza di Marco Di Lauro in quanto a lui era stata intestata la casa al Corso Secondigliano dove Marco ha svolto la latitanza, in questa casa sono intervenute le forze dell’ordine quando Marco era presente e nascosto all’interno dell’appartamento, ma le forze di polizia non lo hanno trovato. …..sapeva che la casa che si intestava serviva alla latitanza di Marco Di Lauro, in quanto su quella casa gli portava il cibo ed i vestiti. In alcune occasioni so che ha ricevuto anche dei bigliettini contenenti messaggi che Nunzio Talotti gli dava per farli arrivare a Marco. Anche nel 2005 la latitanza dì Marco veniva curata da Talotti, anche se il clan era gestito da Giuseppe Pica. Mi ricordo che anche attualmente il …. ha buoni rapporti con Talotti, nel senso che agli inizi del 2009 il…..informò Talotti che gli era stato chiesto dal clan Amato-Pagano, non so su ordine di chi del clan, di fornire informazioni circa la localizzazione mia e dello stesso Talotti per ucciderci; egli disse tutto a Talotti».