La ‘fine’ in carcere di Michele Zagaria, ansiolitici e antidepressivi: “Sta impazzendo”

Michele Zagaria
Michele Zagaria

E’ detenuto in regime di isolamento al carcere duro da oramai 8 anni, ma come ha dichiarato ultimamente non ha nessuno intenzione di pentirsi, “piuttosto muore”. E’ Michele Zagaria, l’ultimo capo dei Casalesi. Ma come riporta il giornale Il Riformista in un articolo (leggi qui il pezzo completo) il super boss non se la passa poi così tanto bene.

Lo psichiatra del carcere dove è detenuto gli prescriveva antidepressivi e ansiolitici ma da qualche tempo quel medico non si fa più vedere. Zagaria, come dice il suo avvocato,vorrebbe lavorare, fare qualcosa, anche pulire la cella, ma non gli viene concesso nessun permesso, anche a causa dei suoi ultimi comportamenti in cui ha dato in escandescenza, durante i colloqui e nel processo. “Sono murato vivo. Sto impazzendo. Fatemi lavorare, fatemi fare qualcosa. Non m’è permesso? Fatemi almeno pulire la cella da solo”. Questa, dice l’avvocato Di Furia, è la richiesta constante del detenuto Zagaria ma non solo. Zagaria ha trascorso il 90% del tempo degli ultimi otto anni praticamente da solo, senza nessun detenuto che gli facesse compagnia, tranne che per 4 mesi in cui  ha avuto accesso all’ora d’aria per due ore al giorno insieme ad altre persone (due persone).

“Non mi pentirò mai, disposto ad uccidermi” il boss Zagaria parla dal 41 bis

“Non mi pentirò mai, disposto ad uccidermi” il boss Zagaria parla dal 41 bis. “Volevano che mi pentissi ma non mi pentirò mai. Ero disposto pure ad uccidermi”. È quello che ha riferito, questa mattina, in videoconferenza dal carcere di Tolmezzo, Michele Zagaria, dinanzi al tribunale di Napoli Nord, al presidente Chiaromonte e al pubblico ministero della Dda di Napoli Maurizio Giordano.

Il boss detenuto al 41 bis, difeso dall’avvocato Paolo Di Furia, era sotto processo per associazione camorristica. Nel procedimento stralcio già terminato dinanzi alla Corte di Appello di Napoli sono state condannate la sorella del boss, Beatrice Zagaria a tre anni di carcere, e le cognate a due anni.

Secondo le accuse, avrebbero ricevuto lo stipendio dal clan per fare una vita nel lusso. Questa mattina, nel processo a carico dell’ex primula rossa, è stato ascoltato un ispettore della polizia penitenziaria del carcere di Opera, che ha confermato di aver individuato i parenti di Zagaria come destinatari dei messaggi criptati nel corso dei colloqui settimanali avvenuti all’interno del penitenziario milanese.