Gianluca e Flavio morti nel sonno a 14 e 16 anni, confessa il pusher: «Gli ho dato del metadone»

Ragazzi morti nel sonno, arriva la confessione del pusher [Foto d'archivio]
Ragazzi morti nel sonno, arriva la confessione del pusher [Foto d'archivio]

Ragazzi morti nel sonno a Terni, l’uomo di 41 anni accusato di aver ceduto sostanze stupefacenti ha confessato. Stando a quanto affermato dall’avvocato Massimo Carignani, difensore dell’uomo, questo «ha ammesso dal primo momento di avere ceduto loro del metadone, lo stesso che gli viene fornito presso il Sert, essendo seguito come tossicodipendente». Il legale ha incontrato il suo cliente nel carcere di Sabbione, dove si trova dalla tarda serata di ieri. Domani mattina è prevista l’udienza di convalida del fermo davanti al giudice Barbara Di Giovannantonio.

L’avvocato ha raccontato il momento che sta vivendo il suo assistito. Queste alcune delle dichiarazioni riprese da Il Mattino: «È un uomo distrutto, si sente in colpa per quello che è successo. Sta prestando massima collaborazione agli investigatori».

Ragazzi morti nel sonno, la dinamica

È una tragedia che non ha scosso solo la comunità di Terni, ma anche tutta Italia dopo che la notizia è stata divulgata su tv e giornali. Due ragazzi di 14 e 16 anni, Gianluca Alonzi e Flavio Presuttari, sono morti questa mattina. Hanno perso la vita in modo silenzioso, senza che nessuno potesse accorgersene. Le cause del decesso sono attribuite ad un mix di sostanza stupefacenti che, purtroppo, si sono rivelate fatali. Nella casa dello spacciatore – sottoposto a fermo dai carabinieri – i militari hanno sequestrato materiali utili alle indagini.

A lanciare l’allarme sono stati proprio i familiari di Gianluca e Flavio. Le mamme al risveglio avevano notato che qualcosa non andasse e per questo si sono recate nelle stanze dei propri figli. In quel momento è stato possibile appurare che i due ragazzi non davano cenni di vita. «Aiutatemi, non si sveglia. Non ce la faccio!», le prime urla di dolore delle madri quando iniziano a pensare che non si tratta soltanto di un incubo. A carico dell’uomo fermato è ipotizzato il reato di morte come conseguenza di altro delitto

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