«Non ti puoi fidare», il profilo del ras Genidoni: è al carcere duro

Antonio Genidoni, figliastro di Pierino Esposito e a capo del gruppo dei ‘Barbudos’ (da qualche giorno al carcere duro) non era ben visto dai capi storici del rione Sanità come Salvatore Sequino e Patrizio Vastarella. I due, pur essendo acerrimi nemici, condividevano però lo stesso pensiero su quel giovane che da Marano ambiva a prendersi una parte della Sanità. Il pensiero comune dei due boss emerge nelle intercettazioni in carcere di Sequino, contenute nell’ultima ordinanza di custodia cautelare contro il gruppo di via Santa Maria Antesaecula. Sequino commenta con Vincenzo Esposito dell’agguato ai danni di Giuseppe e Filippo Esposito (padre e fratello di Emanuele Esposito ‘soffietto’ killer al soldo dei ‘Barbudos’). I Sequino attribuiscono la paternità di quell’agguato ai Vastarella come risposta alla strage delle Fontanelle (di cui Genidoni è il mandante). Bisogna ribadire che per quel duplice omicidio non c’è alcun indagato.

«Gli hanno sterminato una famiglia Enzuccio. Solo che questa mazzata qua non ci voleva devo dire la verità… ». Sequino e Esposito attribuivano ai Vastarella la paternità dell’agguato a Marano, inquadrandolo come risposta all’agguato subito precedentemente «…Però quando vengono colpiti reagiscono subito … Enzuccio quelli non sono scemi. Sono persone che …. le maniglie le tengono … non sono stronzi … quelli si sono presi quella quindicina di giorni di tempo per riprendersi dallo shock perché giustamente la botta è seria e poi hanno detto adesso ti faccio il culo tanto…». Sequino continuava attribuendo la responsabilità degli eventi a Genidoni il quale aveva organizzato l’agguato ai danni dei Vastarella e poi era scappato, tant’è che questi ultimi, non trovando nessun obbiettivo da colpire, avevano ucciso gli Esposito a Marano

«Però la l ha voluto, la l ha voluto sempre lui perché tu cornuto e infame hai fatto la cattiveria e poi te ne sei scappato, quello girando, girando ha visto che non vedeva nessuno e ha detto va bene io un dolore te lo devo dare lo stesso…». Sequino  ribadiva di aver sempre ritenuto infame Antonio Genidoni, cosa confermatagli anche da Patrizio Vastarella, il quale aveva ammesso la sua leggerezza, con il conseguente agguato che avevano subito «Io l ho sempre detto … questo è infame, questo è infame, però lui mi ha dato ragione sopra a questo fatto devo dire la verità. Aveva ragione me lo ha detto sono stato leggero, pazienza, non ci posso fare niente. Glielo dissi: Quello è cattivo, all’improvviso, ci fa il danno, ci fa il regalo. Io sono convinto mille, mille che il regalo lo avevamo dietro al nostro vicolo. Io sono stato sempre convinto. All’improvviso avevamo il regalo dietro al vicolo».