Da sinistra Genny Cesarano e Gianluca Annunziata

Tutte le sue speranze sono nell’appello la cui sentenza è prevista per il prossimo 3 novembre (dinnanzi alla Corte d’Appello di Napoli, V sezione). Gianluca Annunziata, l’ultimo componente del commando che uccise Genny Cesarano, si giocherà le sue ultime carte per evitare la conferma del carcere a vita già rimediata in primo grado (leggi qui l’articolo di Internapoli). Il 29enne di Miano, soprannominato ‘Ammore’, indicato come uno dei killer che fecero fuoco in piazza San Vincenzo. Era il 6 settembre del 2015 quando il giovane, estraneo ai contesti della camorra, perse la vita. Al termine del processo con rito abbreviato Annunziata rimediò il massimo della pena così come richiesto nella requisitoria dal pubblico ministero Enrica Parascandolo. Quella sera in azione entrarono i killer dei Lo Russo che cercavano esponenti della fazione riconducibile a Pierino Esposito (poi ucciso qualche settimana dopo nella stessa piazza). Ad inchiodare Annunziata le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Mariano Torre, principale nonchè unico accusatore di Annunziata che si è sempre dichiarato estraneo all’omicidio Cesarano. Annunziata, oltre al processo per l’omicidio della Sanità, ha già rimediato il massimo della pena (insieme a Luigi Mango) per l’omicidio di Vincenzo Priore (leggi qui l’articolo).

L’articolo precedente: sull’omicidio di Genny Cesarano non vi fu premeditazione

Sentenza annullata con riferimento all’aggravante della premeditazione con rinvio per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte d’Appello di Napoli per rideterminare la pena. E’ questa la decisione della Corte di Cassazione per Luigi CutarelliAntonio Buono e Ciro Perfetto. condannati per l’omicidio di Genny Cesarano, il giovane vittima di una ‘stesa’ in piazza Sanità, il 6 settembre 2015. La Suprema Corte ha escluso che quella sera vi fosse premeditazione accogliendo in pieno le argomentazioni difensive dei legali dei due giovani facenti parte del clan Lo Russo (l’avvocato Domenico Dello Iacono per Cutarelli, Enrico Di Finizio per Buono, Annalisa Senese per Perfetto).

Le rivelazioni del pentito sull’omicidio Cesarano

I legali hanno puntato il ricorso sull’esatta ricostruzione di quella terribile sera. I difensori infatti hanno evidenziato che i ragazzi partirono sugli scooter dopo che un gruppo di ragazzi vicini a Pietro Esposito si era recato all’esterno del bar Mexico di via Miano proferendo insulti a Carlo Lo Russo all’epoca reggente del gruppo di Miano. Mariano Torre, all’epoca uno dei colonnelli del boss, fin dal suo pentimento ha sempre chiarito che come prima reazione istantanea e istintiva Lo Russo diede incarico di andare alla Sanità e di cercare Pietro Esposito. Mancando l’elemento cronologico, base della premeditazione, la Cassazione ha accolto il ricorso dei legali. Cadendo la premeditazione ed essendo un processo con rito abbreviato la pena in corte d’Appello dovrebbe scendere dall’ergastolo a una pena intorno ai vent’anni.

 

 

 

RESTA AGGIORNATO, VISITA IL NOSTRO SITO INTERNAPOLI.IT O SEGUICI SULLA NOSTRA PAGINA FACEBOOK.