Ospedali e pronto soccorso in affanno: Giugliano, Nola e Castellammare quelli più in difficoltà

Ospedali in affanno

Giugliano, Castellammare, Nola: gli ospedali della provincia di Napoli sono in affanno per l’emegenza Covid.

L’unità di crisi regionale, dando seguito a quanto deciso nell’ultimo vertice con i manager di Asl e ospedali, ha disposto l’immediata riconversione delle corsie ospedaliere, dopo lo stop delle attività di elezione già disposto una decina di giorni fa. Scatta dunque la trasformazione in unità di cura Covid-19 per tutti: dalla reumatologia alla geriatria, dalla dermatologia alle discipline chirurgiche. E ai vertici della sanità è chiesto anche di avviare i processi organizzativi per dedicare ulteriori interi presidi ai pazienti colpiti dal virus (evidentemente, si fa riferimento a ospedali delle Asl, ma anche ai Policlinici). In questo scenario resteranno solo alcune grandi strutture come polo per patologie diverse: Cardarelli, Ospedale del mare e strutture provinciali di alta specializzazione, oltre al Pascale e alle reti oncologiche, a salvaguardia delle patologie ordinarie e delle urgenze tempo dipendenti, mentre il resto viene progressivamente trasfromato in centri per malati colpiti da Sars-Cov-2.

Il pronto soccorso dell’ospedale di Nola ha ripreso a funzionare dopo lo stop deciso domenica sera. Nessun posto nè barella disponibile nel presidio di emergenza che per fare spazio agli ammalati Covid ha traslocato al piano di sotto.

Emergenza anche all’ospedale San Leonardo di Castellammare. L’ordine firmato dal primario dell’unità complessa di Medicina d’Urgenza, Pietro Di Cicco, è chiaro e specifico: «Non abbiamo possibilità di accettare qualsiasi paziente nel Pronto Soccorso, nel percorso Covid sono presenti ben 22 pazienti – a fronte degli otto disponibili – di cui otto in assistenza ventilatoria». Chiuso anche il percorso pulito dedicato ai malati non affetti da Covid: «Una stanza – scrive il primario – è già occupata da tre pazienti sospetti positivi e sono disponibili solo 5 barelle nella sala dei codici gialli, mentre nella rossa tutte occupate». E ancora: «Tutte le barelle, sedie e letti disponibili in ospedale sono stati requisiti e tutte le fonti di ossigeno, incluso 12 supplementari, utilizzate». Nella notte tra domenica e lunedì la vittima di un incidente avvenuto a Pomigliano è stata portata all’ospedale di Sorrento. Ma qui i posti sono limitati e nel pomeriggio anche l’unica unità di emergenza dell’area stabiese, monti Lattari e penisola sorrentina chiude alle ambulanze. A Castellammare arrivano solo i codici rossi, anche se nell’ala del pronto soccorso riservata ai Covid aumentano i positivi da dializzare.

Emergenza anche a Giugliano

Tutti occupati i posti dedicati all’emergenza Covid nell’ospedale San Giuliano di Giugliano.

Quindici erano le disponibilità e quindici sono le persone ricoverate. Di queste quindici, sette sono sottoposte alla ventilazione attraverso il casco NIV.

L’emergenza più preoccupante, però, resta quella legata ai numerosi casi di positività tra i medici e gli infermieri dello stesso ospedale.

Problemi anche in tutti gli altri reparti, nei quali paradossalmente sono stati ricoverati pazienti risultati dapprima negativi al sierologico e poi positivi al tampone.

Stessa analoga situazione anche in altri reparti come quello di ortopedia.

Non escluso nemmeno il pronto soccorso dove i pazienti positivi sono costretti a stazionare nell’area OBI (osservazione breve intensiva), nell’attesa che venga fuori la disponibilità di qualche posto anche in altri ospedali.

Tutte le sigle sindacali, a gran voce, si starebbero muovendo per creare nuove opzioni di ricettività.

Ieri hanno anche inviato una nota all’ASL Napoli 2 Nord nella quale chiedono diverse cose: “Le scriventi organizzazioni sindacali in riferimento alle emergenze Covid che investe la Asl Napoli 2 Nord che in pochi giorni sono stati rilevati molti positivi al coronavirus, di professionisti sia sanitari che amministrativi negli ospedali, nei servizi centrali, sul territorio, determinando la chiusura di alcuni distretti sanitari e di conseguenza una grande difficoltà nel assicurare l’assistenza cittadini – su legge – pertanto nei presidi ospedalieri, distretti sanitari, dipartimenti, servizi di emergenza territoriali 118, salute mentale, Rsa, hospice sono al collasso per carenza di personale medico, infermieristico, Oss., per cui gli operatori sanitari sono sottoposti a un notevole stress psicofisico. Inoltre si segnalano la mancata attuazione dei percorsi e una grave fatica nel garantire turni di lavoro. Pur comprendendo che l’evoluzione epidemica impone una continua reingegnerizzazione dei processi aziendali e che alcune strutture vengono trasformati in reparti covid con personale che viene trasferito da altri reparti in queste divisioni con decorrenza immediata, senza una adeguata formazione, inviando lo stesso allo sbaraglio sguarnendo servizi e reparti d’emergenza giacca carenti, creando ulteriori disagi, tensioni e sgomento tra i lavoratori».