La Paranza dei Bambini, film bocciato sotto tutti i punti di vista: errori, superficialità e autocitazioni

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Nessuno aveva pensato che fosse un gangster movie a livello de Il padrino di Francis Ford Coppola o de Il camorrista di Giuseppe Tornatore, ma nemmeno un film così carente, soprattutto dal punto di vista narrativo. La Paranza dei Bambini è da bocciare.

INVEROSIMIGLIANZA CON LA REALTÀ’

Nel tentativo di prendersi Forcella il protagonista Nicola/Francesco Di Napoli riesce ad ottenere l’arsenale dell’anziano boss di Ponticelli, interpretato dall’attore Renato Carpentieri. Don Vittorio, accanito giocatore di Playstation e detenuto ai domiciliari, si convince a cedere le armi con la promessa di futuri introiti versati dai baby-camorristi. Dopo l’arresto dei vertici del clan, Nicola conquista il quartiere limitandosi a sparare all’esterno della casa del reggente a piede libero; nella realtà tali cambiamenti camorristici sono sanciti da uno o più omicidi dei rivali.

I paranzini vanno inspiegabilmente a ballare in una famosa discoteca di Sant’Antimo. Dai recenti episodi di cronaca e dalla posizione posizione geografica, emerge la preferenza dei giovani camorristi del centro per i locali della zona di via Coroglio.

LA STORIA D’AMORE

La storia d’amore tra il protagonista e Letizia, interpretata da Viviana Aprea, assume tono filmico alla Federico Moccia, regista e scrittore tutt’altro che avvezzo al genere. L’amore tra i due sboccia dopo il volo di un palloncino rosso, nonostante la diversa provenienza dei quartiere. Tutto appare come una trita citazione ispirata al Romeo dei Montecchi e alla Giulietta dei Capuleti: la loro relazione termina proprio a causa della guerra tra i gruppi dei due quartieri.

NICOLA COME EMANUELE SIBILLO……. MA NON TROPPO

Nicola è orgogliosamente della Sanità, ciò emerge dal falò dell’albero di Natale rubato dalla galleria Umberto; Emanuele Sibillo è originario dei Decumani. Il protagonista non va a scuola e vive in una piccola casa con il fratello e la mamma, titolare di una lavanderia, vessata dall’odioso pizzo del clan. Il 15enne Sibillo nonostante la detenzione in comunità, dovuta al possesso di armi, tenta la strada del giornalismo, celebre la sua intervista l’ex sacerdote Samuele Ciambriello. Il padre di Nicola non viene mai mostrato mentre Emanuele è figlio di Vincenzo, pregiudicato accusato di traffico di droga.

SUPERFICIALITÀ’ DEI PERSONAGGI

All’inizio del film emerge il carattere ripetitivo dei dialoghi quando l’aggettivo ‘bell’ viene utilizzato per catalogare la pistola, i vestiti griffati e la discoteca. Dalle parole dei personaggi non emerge alcuna profondità drammatica, anzi le loro esistenze sono immerse in un eterno presente improntato alla Bella Vita. La madre di Nicola riceve continui regali dal figlio, tra cui l’esenzione dal pizzo, ma non prende né una posizione etica né genitoriale. Dal confronto tra i paranzini e il tagliatore di fumo del clan viene fuori la solita dialettica tra giovani e vecchi. Il film tenta di rappresentare due generazioni dalle opposte visioni criminali.

SAVIANO CITA SAVIANO

Roberto Saviano ha scelto di autocitarsi, infatti, prima dell’azione i giovani della Paranza provano la pistola rubata in una grotta, proprio come i camorristi secondiglianesi che in Gomorra sparano al petto delle giovani leve al fine di reclutarli.

IL FINALE APERTO

Dopo l’indiscutibile successo della serie-tv Gomorra, Saviano sente l’esigenza di scrivere un finale aperto che rimanda il finale della vicenda al sequel. Il film di Matteo Garrone racconta la complessità affaristica dei clan camorristici chiudendo i fili narrativi della storia, mentre la Paranza dei Bambini termina in un momento culminante. Questa scelta presta il fianco alle critiche di coloro che giudicano l’espediente della suspense al fine commerciale.