Resit, la relazione choc sul disastro ambientale. Le fumarole inquinano ma la bonifica è ferma al palo

Una relazione di 84 pagine in cui viene descritto lo stato di inquinamento della discarica Resit. A firmarla i tre esperti del collegio di periti nominati dalla Corte d’Assise di Napoli (Pres. Domenico Zeuli) davanti a cui si sta celebrando il processo di secondo grado che vede alla sbarra imprenditori, camorristi e faccendieri che per anni hanno sversato di tutto nel territorio giuglianese.  I periti-ingegneri scelti dal tribunale, Silvia Bonapersona, Stefano Davide Murgese e Cesare Rampi, hanno accertato quanto già aveva scritto il geologo Giovanni Balestri, ovvero che la falda acquifera a ridosso dell’area vasta di Giugliano è oramai compromessa. Se prima c’era qualche dubbio, adesso è arrivata la conferma. Ed in anteprima InterNapoli.it riporta nel dettaglio lo studio effettuato.

La perizia che conferma il disastro della Resit

L’attività dei periti incaricati ha avuto inizio il giorno stesso dell’udienza di nomina
(17.11.2017) ed ha previsto un’analisi precisa dei contenuti della falda acquifera. Il dato che emerge è allarmante: sono state rinvenute in falda le seguenti sostanze in concentrazione eccedente i valori soglia di contaminazione fissate per legge (D.Lgs. 152/06, ndr) e che dunque possono ritenersi avere una concreta pericolosità per la salute umana. Nello specifico nel sottosuolo di quello spazio di Area Vasta è stata accertata la presenza di fluoruri, cloroformio, tetracloroetilene, tricloroetilene, dicloropropano, – tricloropropano, cloruro di vinile, dicloroetano, dicloroetilene; tricloroetano e benzene.

Ecco cosa scrivono i periti: “Dall’esame si evince che le acque di falda nell’area posta
idrogeologicamente a monte del sito risultano non potabili in assenza di trattamenti specifici per la rimozione degli idrocarburi clorurati ma si rileva un peggioramento significativo della qualità attribuibile alla presenza delle discariche”, scrivono gli esperti. “I risultati delle simulazioni condotte hanno evidenziato il superamento dei limiti di accettabilità del rischio stabiliti dal D.Lgs. 152/06 e s.m.i. sia per i pozzi di monte sia per i pozzi a valle”. 

Inoltre i periti hanno sottolineato che: “Lo strato di argilla non è presente, al limite si trovano limi sabbiosi anche con permeabilità bassa e che la contaminazione trovata ai bordi e sotto gli invasi denota verosimilmente che i presidi, anche qualora ci fossero, sono risultati inefficaci e quindi non realizzati a regola d’arte”.

Tale affermazione trova riscontro nella documentazione fotografica nel verbale della requisitoria del Pm dott. Alessandro Milita. Dalle immagini a corredo del dossier si evincono, ad esempio, che in Cava Z i rifiuti venivano scaricati su teli giustapposti ma non termosaldati e in assenza di un idoneo sistema di drenaggio del percolato (come previsto dalla documentazione prodotta dai tecnici incaricati dalla società Resit).

Alla luce di tutto quanto emerso, si ritiene che l’attività di ricezione e smaltimento
dei rifiuti sversati nel corso degli anni, verificata anche la natura pericolosa-tossico e/o
nociva – di alcuni di essi abbia effettivamente prodotto un danno all’ambiente. “Dall’esame dei risultati delle attività di caratterizzazione e monitoraggio svolte e documentate agli atti, emerge che l’assenza di adeguati presidi a tutela delle matrici ambientali abbia determinato un peggioramento della qualità della falda (peraltro già compromessa in relazione al sistema di discariche individuate in posizioni ubicate idrogeologicamente a monte delle discariche ex Resit) contribuendo al danno ambientale causato nel complesso dalla gestione di discariche di rifiuti nell’Area Vasta di Masseria del Pozzo”. 

Il documento di cui è stato riportato uno stralcio in questo articolo è di fondamentale importante anche in termini giuridici, poiché viene certificato, qualora ci fossero stati dubbi, che quel lembo di territorio è stato inquinato e deturpato.

LE FOTO ESCLUSIVE CONTENUTE NELLA PERIZIA 

Foto n.43/20 Difesa Chianese: Impermeabilizzazione fondo porzione S Cava Z, senza saldature, sversamenti in
corso, pieghe del Telo.

 

Lo stato del processo Resit

Il procedimento sull’inquinamento della discarica Resit è in corso davanti alla Corte di Appello di Napoli. Quel che certo è che il collegio giudicante potrà basarsi per la decisione sulla perizia richiesta proprio dal presidente Zeuli nel novembre 2017 al fine di accertare se fossero effettivamente inquinati i suoli sottostanti alla maxi-discarica. Zeuli voleva una parola chiara e definitiva sulla questione centrale del processo, dopo che in primo grado Dda e difese degli imputati si erano sfidati a colpi di consulenze tecniche che erano giunte a conclusioni differenti. In primo grado, lo ricordiamo, sono stati condannati esponenti del clan dei Casalesi, imprenditori collusi e funzionari pubblici corrotti. Condannati a venti anni di carcere il principale protagonista dello scempio ambientale, l’avvocato Cipriano Chianese, ritenuto l’inventore delle ecomafie per conto del clan dei Casalesi, a cinque anni e sei mesi l’ex subcommissario per l’Emergenza Rifiuti Giulio Facchi, stretto collaboratore di Bassolino, per il quale il pm aveva chiesto 30 anni di carcere. Condanne anche per gli imprenditori del clan attivi nel settore dei rifiuti, come Gaetano Cerci (16 anni), i fratelli Elio, Generoso e Raffaele Roma, a cui sono stati inflitte pene dai cinque anni e mezzo ai sei anni. La Resit, emerse, oltre ad essere usata dalla camorra per i propri traffici di rifiuti tossici dal Nord al Sud, fu utilizzata anche dal Commissariato per l’Emergenza in occasione di uno dei periodi più acuti della crisi rifiuti in Campania, a metà degli anni 2000.

I ritardi nella messa in sicurezza e bonifica della Resit

Dovevano concludersi entro lo scorso agosto le operazioni di messa in sicurezza della discarica Resit, ma lo stato di avanzamento dei lavori per il risanamento è pari a circa il 40%.
Ad affermarlo è stato lo stesso  Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti durante il question time, rispondendo ad una interrogazione parlamentare relativa alla prosecuzione dell’attività di messa in sicurezza ex discarica Resit.
“Il ritardo nell’avanzamento dei lavori – ha spiegato il Ministro –  è da addebitare anche alle difficoltà operative connesse al sito e al reperimento delle materie prime, in particolare del terreno naturale di ricoprimento della discarica, i cui primi cumuli sono stati approvvigionati solo a gennaio 2017“.

Il progetto di messa in sicurezza della Resit

Il ministro, inoltre, ha ricordato che la “La Sogesid (la stazione appaltante) in funzione dei dati e delle informazioni fornite dall’impresa Treerre s.r.l. ha predisposto una bozza di cronoprogramma che prevede la conclusione dei lavori entro il 28 gennaio 2018 ma oggi siamo ad aprile ed tutto ancora in alto mare. Al fine della corretta conduzione del cantiere e per richiamare l’Affidataria ad eseguire i lavori secondo gli elaborati progettuali – ha spiegato il ministro – e nel rispetto del tempo contrattuale, il Direttore dei Lavori ha emanato 17 Ordini di Servizio e una diffida ad adempiere. Allo stato attuale non sono in corso contenziosi che riguardino la Stazione Appaltante e le societa’ costituenti l’ATI. La stessa Stazione Appaltante Sogesid ha predisposto i necessari atti per il proseguimento dei lavori, che non sono mai stati interrotti, al fine di garantire l’interesse e la tutela della popolazione”.

L’inaugurazione del cantiere sulla messa in sicurezza della Resit

Nelle intenzioni del presidente della Regione Vincenzo De Luca la bomba ecologica della Resit sarebbe dovuta diventare motivo di riscatto dal marchio infamante della terra dei fuochi.  (Leggi qui il suo annuncio, ndr“L’area diventerà un grande parco urbano 

Le fumarole continuano ad inquinare

Mentre la burocrazia continua a fermare la messa in sicurezza del sito, il territorio continua ad essere devastato. Le fumarole nell’area della discarica di Novambiente continuano infatti a rilasciare biogas, appestando l’aria ed anche le coltivazioni di frutta ed ortaggi adiacenti alla discarica.
Le fumarole nell’area Vasta di Giugliano

“Dov’è il controllo ed il monitoraggio promesso?” – si domanda Lucia De Cicco dell’associazione L’Eco della fascia costiera. “La tanto annunciata bonifica della Resit sta diventando l’ennesimo bluff del Presidente De Luca. Continuano le fumarole ed anche gli sversamenti intorno alla discarica, mentre a Masseria del Pozzo c’è una pattuglia dell’Esercito ferma lì a fare chissà cosa”.