Sfiducia a Poziello. “E tu che ci fai qui?”. La sorpresa sulla presenza di Cecere dal notaio. Aprovitola: “Non ho cambiato idea”

Gli esponenti del centordestra Aprovitola, Russo, Sequino, Guarino e Basile. Nel riquadro Domenico Cecere

“Lo abbiamo mandato a casa perché non ha mai aperto al dialogo, la città in 5 anni di Amministrazione è stata mortificata da bugie e promesse”. Con questa dichiarazione gli oramai ex consiglieri di centrodestra hanno motivato le dimissioni che hanno portato alla caduta del sindaco Poziello. Ieri la conferenza stampa la settimo piano a cui erano presenti gli esponenti di Forza Italia Alfonso Sequino e Francesco Aprovitola, Enzo Basile (Fratelli d’Italia), Anna Russo (Cambiamenti) e Luigi Guarino“Poziello doveva prendere atto che anche la sua maggioranza lo aveva abbandonato ma visto che non si è andato a dimettere abbiamo ritenuto opportuno, avendo i numeri per farlo, di porre fine a quest’esperienza fallimentare”, hanno ribadito a turno gli esponenti del centrodestra, i quali hanno sviscerato i vari argomenti di scontro con l’Amministrazione Poziello, a partire dalla questione rom, dalla sicurezza, questione impianti rifiuti, mercato ortofrutticolo e abbandono della fascia costiera.

“Se anche alcuni consiglieri della sua ex maggioranza si sono accorti che Poziello non ascolta nessuno significa che avevamo ragione. Tra chi l’ha sfiduciato c’erano anche parenti e amici, questo significa che ha deluso tutti, sia sotto l’aspetto umano che politico”, ha dichiarato Guarino. Sequino ha raccontato cosa è successo venerdì pomeriggio quando si sono incontrati dal notaio Cogliando a Pozzuoli, restando sorpreso della presenza del consigliere Domenico Cecere il quale fino ad allora, a differenza degli altri presenti, non aveva manifestato pubblicamente la contrarietà all’Amministrazione Poziello: “In effetti quando l’ho visto ho pensato ‘ma che ci fai qui?’. Lui mi ha risposto dicendo che un sindaco non può fare atti amministrativi in assise e in giunta senza avere la maggioranza in consiglio comunale. Lui ha detto che lo aveva riferito a Poziello prima di venire a Pozzuoli. Non essendoci più democrazia, Poziello doveva prendere atto di questo e dimettersi”. 

Aprovitola, invece, rispondendo ad una nostra domanda su cosa fosse cambiato rispetto al post scritto lo scorso 22 gennaio in cui spiegava i motivi della sua contrarietà ad andare dal notaio della sfiducia, parlando addirittura di minacce di essere cacciato dal partito, ha dichirarato: “Non ho cambiato idea né rimangio nulla di quello che ho scritto, loro andavano anche senza di me a firmare le dimissioni. Naturalmente i tempi sono fondamentali, non siamo noi della minoranza a dover dare spiegazioni rispetto all’assenza di numeri in Consiglio. Ribadisco che non è nel mio modus operandi andare dal notaio perché quando un sindaco viene eletto legittimamente ha il dovere di governare. Io avevo sempre ribadito di andare in consiglio comunale e votare la sfiducia lì, ma i tempi erano troppo lunghi”. Riguardo ai rapporti col suo partito ha aggiunto: “Ci sono stati confronti, anche vivaci, e che ben venga questo perché questo significa confronto, ma sempre sui temi e non sulle spartizioni. Poziello invece è stato sempre un uomo solo al comando, che poi è affondato. Non mi sono mai preoccupato di uscire dall’ovile, piuttosto è stato qualcun altro a farlo. Io posso pagare l’inesperienza politica ma sono legato ai colleghi del centrodestra dal punto di vista personale e politico”. 

Il post del 22 gennaio scorso di Francesco Aprovitola