Da sinisra Luca Covelli, Luigi Cifrone e Gaetano Cifrone

Prima che i maxi blitz dei carabinieri decapitassero prima il gruppo di ‘Abbasc Miano’ (quello guidato dai Balzano-Scarpellini-D’Errico) e poi i Cifrone-Tipaldi di ‘Ngopp Miano’, si rischiò una guerra tra i mianesi e i loro antichi nemici, gli Stabile di Chiaiano. La conferma involontaria per le forze dell’ordine è arrivata attraverso una serie di intercettazioni che riguardano Luca Covelli, l’ex ras dei Cifrone divenuto poi collaboratore di giustizia. Nel maggio del 2018 Covelli è alla guida della sua Seat ambientalizzata e in Via Vittorio Veneto sale a bordo Patrizio D’Aria, uno dei soggetti facenti parte del gruppo Balzano. Quest’ultimo avverte che «Stanno questi qua a Marianella…con le mitragliette in mano», specificando che si tratta di «Questi qua degli Stabile». Covelli in un primo momento si mostra esterrefatto, salvo poi affermare che «Si è sparsa una brutta voce» e che è normale che prima o poi sarebbe accaduta una cosa del genere («Ce lo dovevamo aspettare») in quanto, secondo le logiche criminali, il clan Stabile non stava aspettando altro «Che ci mettevamo uno di noi a Marianella, come referente, per schiattargli la testa!». Ancora più chiara un’altra intercettazione ambientale, quella del 19 maggio 2018 quando Covelli, in macchina con il cognato, racconta di aver saputo che esponenti degli Stabile «Si sono messi in mezza a Marianella con le mitragliette in mano e si sono fatti una sfilata a piedi con le armi».

L’articolo precedente: il racket imposto dai Cifrone

Ci sono anche minacce a fini estorsive dei Cifrone contro un noto politico di Miano nell’ordinanza di custodia cautelare notificata ieri mattina dai carabinieri contro il gruppo di ‘Ngopp Miano’. Protagonisti diretti sono i due cugini Luigi e Gaetano Cifrone indicati come i capi del sodalizio che ambiva a prendere il posto del clan Lo Russo nella zona. E’ il giugno del 2020 quando i due cugini, avvalendosi proprio della propria appartenenza al gruppo criminale, cercano di estorcere denaro al gestore di un patronato di Miano nonchè noto politico della zona. Secondo la ricostruzione della Procura i Cifrone, mandarono a chiamare tramite un loro giovane affiliato l’uomo all’interno del patronato. In quel momento l’uomo era impegnato in attività d’ufficio ma fu ugualmente ‘invitato’ a recarsi presso un bar della zona.

L’incontro nel bar con i Cifrone

Una volta liberatori dagli impegni l’uomo effettivamente si recò al bar dove ad attenderlo c’erano proprio i due cugini Cifrone insieme ad altri due affiliati. Luigi Cifrone in quella occasione lo prese in malo modo urlandogli contro:«A Miano comando io, quando ti chiamo devi correre», invitandolo a portargli la sera successiva 30mila euro. Pochi minuti dopo la richiesta viene riformulata:«Non domani, oggi per le 17,30 o mi porti i 30mila o ti sparo».

La rapina al negozio di telefonia

Una rapina in stile ‘Arancia Meccanica’. Un esercente costretto a rivelare dove fosse la telecamere del suo negozio per ‘permettere’ agli sgherri del clan di portare via cellulari e quant’altro. Un negozio riconducibile ad un parente del nemico Matteo Balzano (l’esercente è però totalmente estraneo a episodi legati alla criminalità). E’ il racconto della rapina effettuata dagli uomini del clan Cifrone nelle 66 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare notificata ieri mattina a otto presunti appartenenti al gruppo criminale di ‘Ngopp Miano’ (leggi qui l’articolo). A quell’azione presero parte in sette (uno di loro è solo indagato): Luigi CifroneGennaro CaldorePasquale PandolfoGaetano CifroneStefano Di Fraia e Giovanni Mascioli. Un raid che fruttò al gruppo 6mila euro e che fu scoperto dai carabinieri della compagnia Vomero grazie a tutta una serie di intercettazioni puntualmente poi riprese dal provvedimento eseguito ieri.

Commerciante minacciato con un taglierino dai Cifrone

«Luigi Cifrone, Gaetano Cifrone e Giovanni Mascioli e un altro soggetto non identificato
giungevano nel negozio di via Janfolla e, tutti armati, intimavano a (….) di dargli uno zaino per poterlo riempire dei prodotti in vetrina. Caldore, dopo aver chiesto dove fosse il dvr dell’impianto di videosorveglianza, lo schiaffeggiava e lo minacciava con un taglierino. Pandolfo, dopo aver condotto la vittima in bagno, gli intimava di abbassare la testa e
si impossessava della collanina d’oro che aveva al collo». Calore in quegli attimi drammatici avrebbe minacciato l’esercente con un taglierino urlandogli contro di dirgli dove si trovassero le telecamere.  Una violenza da ‘Arancia Meccanica’ a cui ha posto ieri fine l’azione dei carabinieri del Comando provinciale di Napoli.

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