Stefano Ansaldi, verso l'archiviazione il caso del ginecologo napoletano

Si stanno per chiudere le indagini sul caso di Stefano Ansaldi. Dopo cinque mesi rilievi si avviano alla conclusione le indagini sul noto ginecologo napoletano trovato senza vita a Milano. Nelle prime ore dal ritrovamento del cadavere, si parlò di morte violenta. Il 65enne di origini beneventane fu trovato sgozzato in un lago di sangue. Lo scrive Repubblica ricostruendo la storia e mettendo insieme i pezzi montati dalle indagini dei carabinieri della Seconda Sezione del Nucleo investigativo, guidati dai tenenti colonnelli Antonio Coppola e Cataldo Pantaleo. Ad avvalorare la tesi i risultati dell’autopsia depositati dai consulenti Alessio Battistini, Domenico De Candia e Lavinia Mastroluca. “In definitiva, venendo al caso in esame, gli elementi morfologici discussi depongono per un gesto auto-lesivo”, si legge.

Sabato 19 dicembre una coppia vede l’uomo in agonia sotto il ponteggio di via Mauro Macchi, a Milano. La prima ipotesi fu quella di una rapina finita male, poi si indagò su un incontro. Probabilmente economico il movente dell’uomo. Gli investigatori ipotizzano, secondo quanto riporta Repubblica, che Ansaldi avesse accumulato diversi debiti ma che continuasse a progettare e sognare in grande.

Per esempio l’acquisto di un hotel dismesso ad Arzano e della salentina Lachifarma, azienda impegnata nella produzione di un vaccino anti-covid. Così come pensava di aprire una clinica a Malta. Vantava amicizie con il manager maltese Brian Bondin, dell’americana MTrace, e del siriano Khaled Ibrahim Ben Nasim, il socio che forse avrebbe dovuto incontrare a Milano. Regali e prestiti. Una cartella Equitalia. Il padre si era suicidato, uno sparo, nel 1980. Lo avrebbe anche ricordato negli ultimi giorni. Aveva perso l’entusiasmo, era cupo, forse non credeva più ai suoi progetti. Si va quindi verso l’archiviazione dell’inchiesta.

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