Suicida a Napoli a 11 anni, esclusa l’ipotesi della challenge mortale

Gli accertamenti della polizia postale hanno escluso che possa esserci la challenge online di Jonathan Galindo dietro il suicidio di un 11enne a Mergellina. Il ragazzino che si è tolto la vita la notte del 29 settembre non è stato spinto a farlo da una sfida mortale, quelle composte da tappe che prevedono come ultimo step quello di lanciarsi nel vuoto. Sulle chat delle mamme di alcuni compagni del ragazzino erano circolati diversi video e link del gioco e, per questo, la Procura dei minori aveva deciso di aprire un fascicolo d’inchiesta. Come riportato da Fanpage.it a far propendere per l’ipotesi che fosse stato in qualche modo indotto era stato un messaggio che poco prima il piccolo aveva inviato alla madre su WhatsApp: “Ti amo ma ora ho un uomo incappucciato davanti e non ho tempo”. Nonostante le denunce non manchino, infatti, le forze dell’ordine di tutto il mondo non hanno mai trovato prove.

Jonathan Galindo non è, tra l’altro, un nome nuovo. Alcune vicende analoghe a quella di ieri, infatti, si sono già registrate negli Usa, in Spagna ed in Germania. Il gioco si svolge in modalità ‘step by step’, ovvero passo dopo passo. Si inizia dopo aver accettato la richiesta di amicizia, solitamente inoltrata a giovanissimi. Una volta entrati in contatto con Jonathan, viene inviato un link dove vengono proposte sfide di coraggio. Per questo si arrivano all’autolesionismo e, alla fine, anche al suicidio. Il fenomeno mediatico, proprio come già successo con Blue Whale (che ha contato centinaia di vittime), sta riscontrando sempre più virale. Sono diventati diversi, infatti, i profili con lo stesso nome, ma differenziato tra un punto ed un trattino tra le parole Jonathan e Galindo.

Le sfide ‘estreme’

Stando ai racconti pubblicati sui social da alcuni ragazzini, tra le prove ci sarebbe anche quella di incidersi con una lama, sulla pelle dell’addome, il proprio nome. E in alcuni casi anche il numero del diavolo, 666.
Tutto nasce da una maschera creata da Samuel Catnipnik, un produttore di effetti speciali cinematografici, per scherzo. Peccato che qualcuno si sia divertito a trasformare quella maschera in un volto dell’orrore, che privo di coscienza e pietà si diverte a creare sfide pericolosissime in cui cadono i giovani. L’ultimo caso, purtroppo, riguarda proprio il bimbo di 11 anni di Napoli.

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